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Il Mulino sul ritorno della potenza nella politica mondiale

La crisi dell’ordine internazionale come passaggio a una nuova fase dominata da logiche imperiali. Pubblichiamo una sintesi ragionata dell’articolo di Leonida Tedoldi, “La nuova età degli imperi”, apparso sul dito della Rivista il Mulino.

Il venir meno dell’ordine multilaterale

L’analisi prende le mosse dalla crisi dell’assetto internazionale emerso dopo la Guerra fredda. Quel sistema, fondato su regole condivise, cooperazione e istituzioni multilaterali, mostra oggi segni evidenti di logoramento.

Non si tratta soltanto di inefficienza delle organizzazioni internazionali, ma di un mutamento più profondo: viene meno la fiducia nella possibilità di governare i rapporti tra Stati attraverso norme comuni. Al suo posto riemerge una logica più antica, in cui la competizione tra potenze torna centrale.

La riemersione della logica imperiale

Secondo la tesi proposta dal Mulino, il mondo sta entrando in una nuova “età degli imperi”. Le grandi potenze non si percepiscono più come attori tra pari, ma come centri di influenza che tendono a organizzare attorno a sé aree di dipendenza.

L’impero non va inteso in senso tradizionale, territoriale, ma come modello di comportamento: gerarchia, asimmetria, proiezione di potenza. I rapporti internazionali diventano così meno cooperativi e più strutturati attorno a rapporti di forza.

Il primato della forza

Un passaggio decisivo riguarda il riequilibrio tra diplomazia e forza. Nel sistema multilaterale la prima aveva un ruolo prevalente; oggi la seconda torna a essere determinante.

La forza non è solo militare: è anche economica e tecnologica. Tuttavia, la minaccia dell’uso della forza armata riacquista una funzione ordinaria nella politica internazionale, segnando una discontinuità rispetto al recente passato.

Un sistema senza equilibrio stabile

Il venir meno di un centro regolatore condiviso produce un sistema internazionale più instabile. Non esiste più un ordine universalmente riconosciuto, ma una pluralità di potenze che competono per definire sfere di influenza.

Le crisi non sono deviazioni occasionali, ma espressioni strutturali di questo nuovo assetto. La frammentazione e la conflittualità diventano elementi permanenti del quadro globale.

Il nodo europeo

In questo contesto, la posizione europea appare problematica. L’Europa si è costruita sul rifiuto della logica imperiale e sulla centralità del diritto e della cooperazione.

Il mutamento in atto pone dunque una questione strategica: come può un soggetto fondato sul multilateralismo muoversi in un mondo che torna a essere dominato da logiche di potenza? È questa, implicitamente, una delle domande più rilevanti che emergono dall’articolo.

Una chiave di lettura del presente

La categoria della “nuova età degli imperi” consente di interpretare fenomeni diversi – conflitti armati, competizione tecnologica, tensioni economiche – come parti di un’unica trasformazione.

La conclusione è netta: non siamo di fronte a una crisi passeggera dell’ordine internazionale, ma a un cambio di paradigma. La politica mondiale torna a essere, in larga misura, politica di potenza.

 

Per leggere il testo originale

https://www.rivistailmulino.it/a/la-nuova-et-degli-imperi