HomeAskanewsIl Papa mette in guardia il mondo da una nuova schiavitù

Il Papa mette in guardia il mondo da una nuova schiavitù

Città del Vaticano, 25 mag. (askanews) – “La libertà, nell’era digitale, non è soltanto un fatto interiore: è anche una questione pubblica, che domanda regole chiare, trasparenza, possibilita di ricorso e limiti proporzionati all’uso di tecnologie invasive, affinche la tecnica resti al servizio della persona e non diventi una forma di dominio delle coscienze”. Questo un passaggio dell’Enciclica “Magnifica humanitas” di Papa Leone XIV.

Alla radice di questi problemi, ricorda ancora il Papa, “si trova una mentalità tecnocratica e postumanista, che tende a considerare la persona come oggetto manipolabile o risorsa da ottimizzare, eliminando tutto ciò che pone limiti alla massimizzazione del profitto”. Una mentalità nella quale “ciò che conta è l’efficienza, non il rispetto della libertà e della dignità umana”.

Papa Prevost nota, quindi, che “alcune correnti postumaniste arrivano persino a ipotizzare esseri umani ‘di seconda classe’, funzionali agli interessi di elite che si percepiscono superiori: una prospettiva inquietante, tanto più grave se si combina con strumenti tecnologici che ampliano in modo esponenziale il potere di controllo e di selezione”.

“Anche certe logiche di indebitamento strutturale, che mantengono interi popoli in condizioni di dipendenza, – conclude il Papa – rivelano la stessa mentalità che accetta, in forme nuove, relazioni di subordinazione vicine alla schiavitù”.

“Il colonialismo ai nostri giorni mostra un volto inedito. Non domina solo i corpi, ma si appropria dei dati, trasformando le vite personali in informazioni sfruttabili. Interi territori, soprattutto quelli con minore rilevanza geopolitica e maggiore fragilita strutturale, vengono al presente attraversati da una nuova logica di estrazione: quella di flussi sanitari, profili epidemiologici, mappe genetiche e dati demografici”. Lo scrive Papa Leone XIV nella sua Enciclica “Magnifica humanitas”.

“Sono queste le nuove ‘terre rare’ del potere: informazioni vitali che, una volta correlate, possono essere usate per addestrare modelli predittivi, guidare strategie di investimento, anticipare le crisi e soprattutto selezionare chi e che cosa conta. Chi possiede i dati sanitari di intere popolazioni, oggi raccolti spesso sotto il segno dell’aiuto, della ricerca o dell’innovazione, possiede in realta una leva strutturale sul futuro: puo modellare i bisogni e i mercati. E può decidere, prima degli altri, a chi destinare farmaci, investimenti, protezioni. E qui – si conclude – che si gioca una delle questioni morali piu urgenti del nostro tempo: trasformare la conoscenza condivisa in bene comune, non in leva di dominio; restituire ai popoli non solo i dati che li descrivono, ma anche la possibilita di decidere come verranno usati, da chi e per chi. Altrimenti, l’era digitale non sara postcoloniale, ma coloniale sotto altra forma”.