Roma, 7 nov. (askanews) – “La vocazione a cui tutti siamo chiamati” è “costruire ponti, rafforzare legami, unire, comunicare, trasmettere la gioia della fede, come ha fatto il beato Jacinto ‘al momento opportuno e non opportuno'”. Così Papa Leone nell’omelia della messa a Paysandú, in Uruguay.
Spiegando che “ci sono tre simboli che caratterizzano questa regione e che possono aiutarci a riflettere sul tesoro della fede che ci è stato dato e sulla missione che oggi ci viene affidata”, ovvero “il ponte, le palme e il mate”, partendo dal ponte Prevost ha ricordato che “in questa città di Paysandú si trova il Ponte internazionale Generale Artigas, che attraversa il fiume Uruguay, unendo due Paesi vicini. Non è difficile immaginare i benefici che genera un ponte: apertura, comunicazione, scambio. Perciò, quanto è importante essere costruttori di ponti!”.
Inoltre, ha proseguito il Papa, “è necessario che il ponte abbia buone fondamenta, affinché non soccomba alle correnti più impetuose. Certamente, così come la casa costruita sulla roccia rimane salda in mezzo alla tempesta e la casa edificata sulla sabbia rischia di crollare, anche un ponte ha bisogno dei supporti adeguati per non crollare sotto la forza del vento e delle acque. Ogni volta che andrete sulla costa e vedrete il ponte, ricordate che questo simbolo ci rappresenta e ci indica l’importanza di una solida formazione cristiana. Dobbiamo essere ben preparati per dare ragioni della nostra fede a chiunque ce lo chieda e non lasciarci trascinare ‘da dottrine varie ed estranee’. Solo così saremo strumenti di unità e legami di carità”, ha concluso.

