Quelli che sostengono essere aumentata e gli altri che sostengono d’essere diminuita. Che cosa? L’occupazione.
A sentire le notizie televisive e a leggere i quotidiani sembra che la cosa sia molto ingarbugliata. E non si sa a chi dar credito. Al Governo? O all’opposizione? Per rendere semplice il problema, svolgo la seguente riflessione:
Il nesso logico: lavoro e produzione
Se aumenta l’occupazione, questa necessariamente accrescerà la produzione; se c’è più lavoro, c’è anche maggiore quantità di merci o di servizi. È evidente che se aumentano tanto i prodotti lavorati quanto i servizi resi, accresce pure il Prodotto Interno Lordo, il cosiddetto PIL.
Se invece, per contro, l’occupazione diminuisce, conseguentemente si accorcia la ricchezza prodotta, sia essa materiale, immateriale o sotto forma di servizi.
Oltre la disputa politica
Per ovviare alla disputa ormai sterile tra chi sta al governo e chi gli si oppone — e quindi tra chi sostiene la tesi dell’aumento occupazionale e chi invece vede solo precarietà — basta riferirsi ai dati economici e chiedersi qual è il loro andamento.
Quindi è semplice. Come sta andando il PIL in Italia in questi ultimi tempi? Lo dicono gli indici registrati in quest’ultimo anno e, se vogliamo, può essere indicato nella Finanziaria 2026 come andamento previsionale.
I dati reali…cosa dicono?
Purtroppo, le stime reali del PIL nazionale nell’ultimo anno sono state avare, tra le più basse d’Europa (intorno allo 0,4%-0,5%). Insomma, la ricchezza non ci sorride. Per il prossimo anno, ma è una previsione, ci sarebbe un leggero aumento. Poi, però, si vedrà se corrisponderà o meno ai dati reali.
Se c’è un aumento dell’occupazione, deve essere del tutto irrisorio, perché lo testimonia l’andamento della bilancia economica nazionale. In aggiunta, potrebbe anche esserci numericamente un aumento dei contratti, ma il monte ore complessivo del lavoro in Italia è rimasto al palo.
Se sbaglio, correggetemi.
