Una campagna che deraglia
Purtroppo il clima della campagna per il prossimo referendum si sta avvelenando, facendo registrare una crescente confusione con questioni che non c’entrano nulla con il merito del quesito referendario. È bene chiarire subito che è assolutamente sbagliata una certa comunicazione praticata da entrambi i sostenitori dei due schieramenti in campo.
Non ha alcun senso logico un messaggio che equipara chi voterà “Sì” con i facinorosi di Acca Larenzia che fanno il saluto romano; così come, sul fronte opposto, non ha maggiore fondamento un messaggio che crea un’equivalenza tra i violenti che hanno aggredito il poliziotto a Torino e gli elettori che intendono votare “No”. Persone violente di questo genere non credono nella democrazia e non votano per nessuno.
Politicizzazione e scorciatoie polemiche
Questi eccessi sono il risultato di un’eccessiva politicizzazione del referendum, dettata dalla necessità di sostenere una riforma troppo debole per potersi affidare al solo merito del quesito. Stiamo assistendo, in questi giorni, a una vera e propria fiera delle sciocchezze e della malafede, ma soprattutto a una grave mancanza di rispetto per l’intelligenza degli elettori e dell’opinione pubblica nel suo complesso. Il dibattito sul quesito referendario meriterebbe un confronto molto più serio, a cominciare da una riflessione sul nome con il quale viene presentata la norma sottoposta a referendum, ovvero “Riforma della giustizia”. Una denominazione che induce a immaginare un intervento capace di modificare in modo sostanziale il sistema giudiziario italiano, magari anche nell’interesse diretto dei cittadini.
Peccato che, in realtà, la modifica sottoposta a referendum riguardi esclusivamente il meccanismo che regola le carriere della magistratura, senza alcuna incidenza sui tempi della giustizia – come affermato in modo esplicito e solenne dal Ministro Carlo Nordio – e senza alcun riflesso sull’equità dei processi, come dichiarato con altrettanta chiarezza da Giulia Bongiorno, senatrice della Lega e presidente della Commissione Giustizia del Senato.
No allo stillicidio delle delegittimazioni
È sicuramente necessario approfondire il tema referendario. Nel frattempo, però, dobbiamo sperare di non assistere, fino al giorno del voto, a uno stillicidio di speculazioni e strumentalizzazioni da parte di esponenti della maggioranza di governo che colgono – o sarebbe meglio dire approfittano – di ogni occasione per delegittimare la magistratura.
Si arriva persino ad anticipare capi di imputazione e sentenze, avventurandosi su terreni impervi per mancanza di cognizioni specifiche e finendo per svolgere funzioni che restano estranee al perimetro delle competenze politiche, almeno fino a quando non verrà scardinato il principio di indipendenza della magistratura.
