Una giovinezza tra storia e attualità
“Giovinezza, giovinezza, primavera di bellezza” questo il ritornello dell’inno ufficiale del Fascismo di un tempo. A quell’età si riconosceva una forza propulsiva in grado di cambiare lo stato delle cose, di profondere una energia vitale per il paese con la dittatura che ne seguì. Quasi fosse una nemesi storica, in occasione del referendum sembra proprio che i giovani si siano eretti a difensori della nostra Costituzione che già aveva subito precedenti modifiche nel silenzio della stessa generazione che questa volta ha fatto sentire la sua voce.
Il vocabolario Treccani definisce la giovinezza come una delle età della vita umana, compresa tra l’adolescenza e la maturità, una sorta di via di mezzo di chi non ha raggiunto la perfetta saggezza, se non sapienza, sempre che nella età adulta si raggiungano poi veramente certi traguardi. Il Sommo Poeta la precisava come la seconda età.
Ora si dibatte se quanto accaduto è stato un peccato di gioventù, un aver dato sfogo ai bollori tipici di una stagione o se invece la mobilitazione per il NO è stata mossa da una nobiltà di spirito, quella che al tempo di Giovanni Paolo II animava i Papa Boys. Si discute se sia il caso di esaltare il risveglio delle nuove generazioni o avvilirsi. Chissà, forse rinascerà una identità giovanile e fioriranno riviste simili a quelle degli anni 70 a titolo “Giovani” o “Ciao amici” o “Big”!
Tempo di false libertà
Di fondo grava una possibile chiave di preoccupante e allarmante lettura che va ben oltre l’esito referendario. In un tempo di dominio della tecnologia e di dittatura degli strumenti di comunicazione sulla politica, ferma la spietata influenza del web e dei social, che regala mozziconi di informazione seconde precise strategie di orientamento delle masse, sorge il sospetto come nessuna scelta sia ormai libera e incondizionata. La questione riguarda per intendersi tutto il popolo e non solo gli sbarbatelli. Questi ultimi ne sono comunque le vittime privilegiate o da colpire in prima linea.
Oggi la loro capacità di approfondimento è proporzionata al tempo flash che riescono a dedicare ad ogni tema che è la risultante della valanga di informazioni che tentano di padroneggiare sminuzzando i secondi per ogni questione da affrontare. L’eccesso di notizie da gestire manda in tilt il sistema di approfondimento ed equivale a come non si avesse al fine nessuna notizia. Da soggetti ad oggetti di consumo il passo è breve.
Lo sfruttamento della migliore gioventù
I giovani in guerra sono sempre stati carne da macello, i primi a lasciarci le penne mentre i generali disponevano al coperto i piani e gli ordini di battaglia. I giovani sono sempre stati fatalmente manipolati da chi era passato ad una più avanzata stagione di vita. Così è stato sempre, a torto o a ragione, in ogni rivoluzione fallita o andata in porto ed in ogni passaggio della storia. Nel nostro paese, ad esempio, il terrorismo potrebbe raccontarci di protagonisti del sangue lasciato in campo, di vite spezzate e di altre consumate per decenni in carcere senza che nessuno degli adulti ispiratori ci abbia rimesso un capello.
La barbaria della “ignoranza” dei giovani è preoccupante e non per essersi affidati al puro istinto del momento o per scorci di riflessione appena accennata. L’impeto giovanile è cosa nota e strutture di conoscenza di contenuto spessore sono comprensibili. Il dramma sarà quando, con la stessa ignoranza di oggi, questi giovani si esprimeranno da adulti muniti del medesimo bagaglio di incultura di cui sono il privilegiato bersaglio e in cui sono stati spregiudicatamente allevati.
Certamente si potrà poi distinguere tra giovani e giovani. Che ce ne siano una parte di maggiore preparazione non smentisce il ragionamento in argomento. Non vale il SI o il No frutto dell’esito referendario ma su cosa si sia poggiata la scelta fatta nell’un caso o nell’altro.
Si legge anche in queste ore di episodi di violenza di cui si stanno rendendo protagonisti andando sull’altare delle cronache. In una sua recentissima ottima riflessione Massimo Recalcati, sembra di comprendere, ci dice che violenza, denigrazione e disprezzo espressi dai ragazzi d’oggi non sono altro che la trasposizione di un modo corrente messo in scena quotidianamente dagli adulti, costanti esempi indigesti di modelli da ripudiare.
Parafrasando Quasimodo la gioventù guardando il cielo aspira avida l’aria. Starebbe a noi di dargliela, se non più pulita, almeno di maggiore onestà e sopportabilità.
