Piazze mute di fronte alla repressione
Le piazze in Italia tacciono. Le piazze italiane non si mobilitano. Come era prevedibile, si è aperto anche un timido – anzi, un timidissimo – dibattito sulle ragioni politiche e culturali che alimentano questo silenzio. Eppure, di fronte alla caduta del dittatore dispotico e sanguinario Maduro e, soprattutto, davanti alle violenze atroci compiute dal regime violento, omicida e teocratico dell’Iran, ci sarebbero moltissime ragioni e spunti per scendere in piazza. Tutto tace, però. Salvo piccolissimi gruppi che, meritoriamente, manifestano a difesa del dissenso iraniano.
Chi governa storicamente le piazze
Però, per non essere ipocriti e per evitare di essere anche intellettualmente disonesti, è bene subito ricordare che coloro che storicamente governano le piazze nel nostro paese – cioè, la sinistra seppur nelle sue molte e variegate espressioni – sono collocati prevalentemente, se non quasi esclusivamente, a sinistra. Era così nella prima repubblica, cioè per lunghi 50 anni, ed è rimasto così anche nella seconda repubblica. Senza alcun cambiamento significativo.
Mobilitazioni selettive e convergenze ideologiche
Ora, è di tutta evidenza che quando si scende – o non si scende – in piazza ci sono delle ragioni politiche e culturali che spingono in quella direzione. E quindi, per fermarsi a ciò che è capitato negli ultimi mesi, si protesta a difesa di Gaza e del popolo palestinese contro Israele, contro gli Stati Uniti d’America e contro il Governo Meloni perché filo-occidentali e ritenuti, secondo questa versione, responsabili di ciò che è capitato in Medio Oriente.
Mentre, e specularmente, non si protesta affatto né a difesa del popolo venezuelano vessato da anni da un regime sanguinario né, tantomeno, a difesa del drammatico dissenso iraniano perché sono paesi anti-occidentali e quindi, bene o male, c’è qualche elemento di convergenza.
Le giustificazioni del silenzio
Ed è anche inutile insistere perché i più sofisticati ti spiegano anche le ragioni per cui è inutile protestare a favore del dissenso iraniano, ritenuto un paese troppo lontano e che non c’entra nulla con le eventuali responsabilità politiche italiane. Una tesi un po’ bizzarra, emersa in alcuni talk de La7, l’emittente della sinistra italiana e quindi più titolata a spiegare le ragioni di quella parte politica.
Una costante che attraversa i decenni
Insomma, è inutile dedicare intere paginate di riflessioni al riguardo. La ragione, come emerge in tutta la sua limpidezza, a prescindere dalle singole e del tutto legittime opinioni politiche, è molto più semplice di quel che appare. E cioè, ci sono tematiche che stuzzicano quasi naturaliter la mobilitazione politica della sinistra italiana mentre ci sono argomenti che, pur gravissimi e devastanti, non scuotono le coscienze. Soprattutto di quei settori che hanno, come ovvio, maggiore dimestichezza con la piazza.
E, piaccia o non piaccia, le motivazioni che spingevano la sinistra italiana a scendere in piazza negli anni ’60, ’70 e ’80 – soprattutto le frange più massimaliste, radicali ed estremiste – restano le stesse anche oggi, seppur in un contesto profondamente diverso come quello contemporaneo. E cioè, l’anti-americanismo, il persistente anti-occidentalismo e la diffidenza verso tutto ciò che è riconducibile a quella cultura, a quella tradizione, a quei valori e a quella civiltà. Spiace dirlo, ma la verità, purtroppo, è solo questa. Il resto è propaganda.
