Roma, 13 mar. (askanews) – L’atteso vertice tra il presidente degli Stati uniti Donald Trump e il leader cinese Xi Jinping, indicato dalla Casa bianca tra il 31 marzo e il 2 aprile, resta avvolto da diverse incertezze nonostante l’annuncio fatto da Washington nelle scorse settimane. Il summit, che secondo i piani dovrebbe svolgersi a Pechino, non è stato ancora formalmente confermato dalle autorità cinesi e molti aspetti dell’incontro restano indefiniti.
Secondo analisti cinesi e fonti diplomatiche, a Pechino cresce una certa frustrazione per la mancanza di indicazioni chiare da parte della Casa Bianca sull’agenda del presidente americano e sui possibili accordi che potrebbero essere annunciati durante la visita. Anche negli Stati uniti regna l’incertezza: diversi leader aziendali americani non sanno ancora se saranno invitati a far parte della delegazione che accompagnerà Trump, una pratica generalmente comune nelle visite presidenziali in Cina data l’importanza economica del paese asiatico.
La differenza di stile tra le due diplomazie contribuisce a spiegare parte delle difficoltà organizzative. La leadership cinese tende a preparare con largo anticipo ogni dettaglio delle visite del presidente Xi, mentre Trump ha spesso rivendicato l’utilità dell’imprevedibilità come strumento negoziale. Di solito la pianificazione di una visita di questo tipo inizia mesi prima. Questa volta è partita molto tardi ed è ancora in cors.
Il vertice viene comunque considerato un passaggio importante per consolidare la tregua commerciale tra le due maggiori economie mondiali dopo la fase più acuta della guerra dei dazi. L’incontro tra Trump e Xi nell’ottobre scorso a Busan, in Corea del sud, aveva infatti portato a una pausa di un anno nello scontro commerciale che aveva caratterizzato gran parte del 2025, con Washington che aveva ridotto alcuni dazi e Pechino che aveva ripreso acquisti di prodotti agricoli statunitensi come la soia e allentato restrizioni sull’export di minerali strategici.
Le imprese americane spingono ora per un’agenda più ambiziosa che includa l’apertura del mercato cinese e la rimozione di ostacoli per le aziende statunitensi, tra cui l’approvazione per l’ingresso di colture geneticamente modificate, l’espansione delle esportazioni farmaceutiche e nuove licenze per i servizi finanziari.
Un momento chiave per chiarire i contorni del possibile summit potrebbe arrivare già nel fine settimana, quando a Parigi è previsto un incontro tra il segretario al Tesoro degli Stati uniti Scott Bessent e il vicepremier cinese He Lifeng, responsabile della politica economica di Pechino e principale negoziatore con Washington. Ai colloqui dovrebbe partecipare anche il rappresentante commerciale statunitense Jamieson Greer.
L’incontro di Parigi viene considerato un passaggio preparatorio fondamentale per definire l’agenda e i termini delle eventuali intese da presentare al vertice tra i due leader. Tra i temi in discussione figurano possibili grandi accordi commerciali, la revisione o sospensione di alcune tariffe, le catene di approvvigionamento strategiche e le restrizioni reciproche sugli investimenti.
Tra le ipotesi allo studio vi sarebbero anche nuovi impegni cinesi per aumentare gli acquisti di prodotti agricoli statunitensi, in particolare soia, e la possibilità di grandi contratti industriali, come un maxi ordine per centinaia di aerei civili Boeing da parte delle compagnie aeree cinesi.
Sul piano strategico, uno dei nodi principali riguarda le catene di approvvigionamento considerate sensibili da entrambe le parti. La Cina domina la produzione globale di terre rare, fondamentali per numerose industrie tecnologiche, mentre gli Stati uniti mantengono un vantaggio nei settori avanzati come la progettazione dei semiconduttori. Negli ultimi anni entrambi i paesi hanno utilizzato questi settori come strumenti di pressione geopolitica.
Pechino, dal canto suo, sembra attribuire grande importanza al successo del possibile incontro tra i due leader. Il ministro degli Esteri cinese Wang Yi ha definito il 2026 “un anno importante per le relazioni tra Cina e Stati uniti” e ha affermato che “l’agenda degli scambi ad alto livello è già sul tavolo”. Allo stesso tempo ha invitato entrambe le parti a “gestire i rischi esistenti e rimuovere interferenze non necessarie” per creare le condizioni favorevoli al vertice.
Secondo osservatori internazionali, anche il contesto geopolitico più ampio, dalle tensioni nello stretto di Taiwan fino al conflitto in Medio Oriente e agli attacchi contro l’Iran, rende ancora più delicato l’equilibrio tra Washington e Pechino.
Un ulteriore elemento di complessità riguarda la composizione della delegazione americana. Secondo quanto riportato dal South China Morning Post, tra i possibili partecipanti potrebbe esserci anche il segretario di Stato Marco Rubio, nonostante sia sottoposto a sanzioni personali da parte della Cina. Lo stesso Rubio avrebbe lasciato intendere di non essere particolarmente entusiasta dell’idea di recarsi a Pechino.
Per ora, dunque, il summit tra Trump e Xi rimane un appuntamento diplomatico potenzialmente decisivo ma ancora privo di contorni definiti. Molto dipenderà dai negoziati tecnici tra le due delegazioni nelle prossime settimane, a partire proprio dall’incontro di Parigi, che potrebbe chiarire agenda, obiettivi e possibili risultati del confronto tra le due maggiori potenze economiche mondiali. (di Antonio Moscatello)
