New York, 14 ago. (askanews) – Il governo americano ha condotto una “maxi campagna di spionaggio” contro organizzazioni di sinistra e manifestanti contrari alla stretta migratoria condotta a inizio anno dagli agenti dell’Immigration and Customs Enforcement (ICE) in Minnesota. E’ quanto emerge da quasi 30 rapporti interni delle forze dell’ordine e parte di un caso penale lanciato dal dipartimento americano di Giustizia contro 15 manifestanti a Minneapolis: sono accusati di “cospirazione” e di avere “ostacolato” gli agenti Ice.
Stando a quanto scritto dal Guardian, il dipartimento per la Sicurezza interna (DHS) da cui ICE dipende ha inviato agenti sotto copertura negli incontri di comunità locali sia a Minneapolis sia a New York City. Non solo: si sono anche infiltrati in chat su Signal e ottenuto documenti finanziari di sindacati e non profit con un orientamento politico di sinistra.
I documenti mostrano che a gennaio, il DHS ha avviato un’indagine chiamata operazione “Pupper Master” per identificare una “rete di cospiratori” che si organizzava contro ICE. L’operazione è arrivata mentre l’attivismo comunitario contro l’ICE stava crescendo nella regione in risposta agli omicidi dei cittadini americani Renee Good e Alex Pretti.
