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Iran, i negoziati di Islamabad guidati da Vance e Ghalibaf e l’interesse di tutti a chiudere il conflitto

Roma, 11 apr. (askanews) – Una rappresentanza di alti esponenti iraniani, guidata dal presidente del Parlamento Mohammad Bagher Ghalibaf, incontrerà oggi a Islamabad una delegazione americana sotto la guida del vicepresidente Usa JD Vance, in colloqui che puntano ad aprire la strada a una possibile fine della guerra.

Entrambe le parti sembrano avere interesse a chiudere il conflitto, che è profondamente impopolare negli Stati Uniti, anche alla luce del fatto che quest’anno negli Usa si terranno elezioni di mid-term in cui il presidente Usa Donald Trump appare sfavorito, mentre l’Iran è stato duramente colpito dai raid aerei, con infrastrutture distrutte e un’economia in rovina.

“Abbiamo buona volontà, ma non abbiamo fiducia”, ha dichiarato Ghalibaf, politico veterano ed ex comandante militare, al suo arrivo venerdì sera a Islamabad. Il presidente del Majlis ha ricordato che due precedenti tornate di negoziati sul programma nucleare iraniano, in giugno e in febbraio, si erano concluse con attacchi militari invece che con un accordo.

Teheran sembra prendere molto sul serio l’appuntamento di oggi. La delegazione, composta da almeno 70 persone, include diplomatici ed esperti negoziatori, specialisti di finanza e sanzioni, funzionari militari e consulenti legali, secondo media iraniani e una lista visionata dal New York Times.

Tra i nomi di maggior rilievo figurano il ministro degli Esteri Abbas Araghchi; Ali Bagheri Kani, membro del Consiglio di sicurezza nazionale; l’ammiraglio Ali Akbar Ahmadian, ex capo di stato maggiore delle Guardie rivoluzionarie e segretario del Consiglio di sicurezza nazionale; il generale in congedo Esmail Ahmadi Moghadam, oggi a capo dell’Università nazionale della difesa; e Abdolnasser Hemati, governatore della Banca centrale iraniana.

Tre alti funzionari iraniani a conoscenza dei colloqui hanno affermato al Nyt che la squadra inviata in Pakistan ha piena autorità decisionale e non dovrà consultare Teheran, vista la natura critica dei negoziati. Secondo queste fonti, che hanno chiesto l’anonimato, la nuova Guida suprema Mojtaba Khamenei avrebbe conferito a Ghalibaf il potere di chiudere un’intesa oppure di ritirarsi dal tavolo.

Un segnale in questo senso è arrivato anche dal vicepresidente iraniano Mohammad Reza Aref, che in un messaggio sui social ha scritto che Ghalibaf sta “rappresentando la nazione e il nezam”, usando il termine persiano che indica l’intero sistema della Repubblica islamica, inclusi il governo eletto e la Guida suprema. “Gli auguro successo”, ha aggiunto Aref.

Se Ghalibaf e Vance dovessero incontrarsi di persona, si tratterebbe di una svolta significativa nelle relazioni tra Washington e Teheran e del colloquio di più alto livello tra funzionari dei due Paesi dalla rottura delle relazioni diplomatiche nel 1979. Ad accompagnare Vance dovrebbero esserci anche l’inviato speciale di Trump Steve Witkoff e Jared Kushner, genero del presidente, entrambi già coinvolti in precedenti contatti con gli iraniani.

Tra i dossier sul tavolo figurano la fine della guerra, la riapertura dello stretto di Hormuz al traffico navale e il programma nucleare iraniano. Da parte iraniana, gli interessi comprendono un’ampia revoca delle sanzioni, lo sblocco di fondi congelati e compensazioni per i danni subiti durante il conflitto.

Teheran ha inoltre chiarito che qualsiasi accordo di pace, temporaneo o permanente, dovrà includere anche Hezbollah in Libano, il suo alleato regionale più stretto. Il punto è particolarmente delicato dopo i massicci raid israeliani sul Libano che, mercoledì, hanno causato oltre 300 morti.

La delegazione iraniana ha voluto anche sottolineare simbolicamente il peso umano della guerra. I membri sono arrivati a Islamabad vestiti interamente di nero in segno di lutto. A bordo del loro aereo, secondo fotografie e video diffusi dai media di Stato iraniani, foto e zaini occupavano posti vuoti per rappresentare i quasi 170 bambini uccisi in una scuola elementare da un missile Tomahawk americano nel primo giorno dell’attacco israelo-americano, il 28 febbraio.

I media statali iraniani hanno riferito che la delegazione incontrerà a mezzogiorno il primo ministro pakistano Shehbaz Sharif, prima del faccia a faccia con gli americani.