Roma, 11 mar. (askanews) – La crisi in Medio Oriente “investe la sicurezza, l’economia, gli interessi italiani ed europei: è una crisi complessa tra le più complesse degli ultimi decenni che ci impone di agire con lucidità e serietà”. Lo ha detto la premier Giorgia Meloni nel corso delle comunicazioni in aula al Senato in vista del Consiglio europeo del 19 e 20 marzo nonché sugli sviluppi della crisi in Medio Oriente. Meloni fa appello a uno “spirito di coesione sottraendo alla polarizzazione politica che banalizzando non aiuta a nessuno ragionare con profondità”.
“Si moltiplicano gli interventi unilaterali condotti fuori dal diritto internazionale, lì dobbiamo collocare l’intervento di Usa e Israele. Voglio dirlo a scanso di equivoci, un attacco al quale l’Italia non prende parte e non intende prendere parte”, ha sottolineato la premier, aggiungendo che quella in Iran è “un’escalation militare che l’Italia si è invece impegnata nei mesi scorsi a evitare insieme a nazioni come l’Oman e il Qatar. Ricordo che per due volte abbiamo ospitato a Roma i negoziati sul nucleare e che dall’inizio abbiamo sostenuto ogni sforzo di facilitazione che veniva condotto. A lungo abbiamo anche tenuto aperto un canale di comunicazione con Teheran, sottolineando l’urgenza di un accordo che assicurasse il carattere esclusivamente civile del programma nucleare iraniano”.
“Intendiamo anche – ha proseguito la premier – far sentire la nostra voce affinché, nel perdurare delle azioni militari di USA e Israele, volte a neutralizzare la capacità bellica iraniana, venga preservata l’incolumità dei civili, a partire dai bambini. Per questo, a nome del governo, esprimo ferma condanna per la strage delle bambine avvenuta nella scuola di Minab, nel sud dell’Iran, la solidarietà ai familiari delle giovanissime vittime e la richiesta che si accertino rapidamente le responsabilità di questa tragedia”.
Inoltre, la premier ha ribadito che per l’eventuale uso di basi militari serve l’ok del Parlamento. “Ci sono autorizzazioni tecniche quando si parla di logistica e di operazioni non cinetiche, che
non comportano – semplificando – dei bombardamenti. Nel caso in cui dovessero giungere richieste di uso delle basi italiane per altre attività, la competenza a decidere se concedere o meno quell’utilizzo spetterebbe – sempre in virtù di quegli accordi – al governo. Ma, su questo punto, ribadisco con chiarezza la posizione che il Governo ha già espresso: la decisione, in quel caso, per noi spetterebbe al Parlamento. Allo stesso modo, e a scanso di equivoci, chiarisco che ad oggi non è pervenuta alcuna richiesta in questo senso. Così come ribadisco che noi non siamo in guerra, e non vogliamo entrare in guerra”.
“Merita – ha aggiunto la premier – un accenno anche la delicata situazione in Libano, dove purtroppo abbiamo assistito nuovamente alla decisione scellerata di Hezbollah di trascinare l’incolpevole popolo libanese in una nuova guerra con Israele. Ho sentito, nei giorni scorsi, il Primo Ministro Netanyahu, al quale ho ribadito la contrarietà dell’Italia a qualunque escalation, fermo restando il diritto di Israele di rispondere agli attacchi di Hezbollah”.
