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venerdì, 16 Gennaio, 2026
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Iran, Putin sente Netanyahu e Pezeshkian, Barnea vola negli Usa

Roma, 16 gen. (askanews) – Il Cremlino ha riferito oggi dei colloqui avuti dal presidente Vladimir Putin con il premier israeliano, Benjamin Netanyahu, e con il presidente iraniano, Masoud Pezeshkian, per “contribuire alla de-escalation” nella regione dove la situazione “è molto tesa”. Un ruolo in linea con le indiscrezioni di stampa delle ultime settimane sul presidente russo come intermediario tra Iran e Israele per scongiurare un’escalation, dopo le proteste di piazza dei giorni scorsi in Iran, infiltrate secondo Teheran da “cellule terroristiche” sostenute da Stati Uniti e Israele, e le minacce di intervento da parte degli Stati Uniti a sostegno dei manifestanti antigovernativi. Intanto il capo del Mossad, David Barnea, è volato negli Stati Uniti per discutere della situazione in Iran, dopo il colloquio avuto due giorni fa da Netanyahu con il presidente Donald Trump, in cui avrebbe chiesto di rinviare un attacco in Iran per dare tempo a Israele di prepararsi a un’eventuale ritorsione.

A fine dicembre era stato il sito Amwaj a riferire di uno scambio di messaggi tra Iran e Israele tramite un “amico comune”, identificato in Putin, sull’intenzione di entranbi i paesi di non riprendere le ostilità dopo la guerra dello scorso giugno. Ruolo confermato nei giorni scorsi dal Washington Post, secondo cui pochi giorni prima dello scoppio delle proteste in Iran per il carovita, a fine dicembre, funzionari israeliani avevano comunicato alla leadership iraniana tramite la Russia che non avrebbero lanciato attacchi contro l’Iran, se Israele non fosse stato attaccato per primo. E Teheran avrebbe risposto tramite il canale russo, affermando che si sarebbe astenuta da un attacco preventivo. Oggi, nel colloquio con Netanyahu, Putin ha sottolineato la necessità di promuovere soluzioni “politico-diplomatiche”, rimarcando l’importanza di passi concreti volti a garantire stabilità e sicurezza nell’area mediorientale. Quindi, dopo il colloquio con Pezeshkian, il Cremlino ha fatto sapere che “Mosca e Teheran sostengono una rapida de-escalation delle tensioni attorno all’Iran e una risoluzione diplomatica dei problemi”.

Da parte sua il capo del Mossad dovrebbe incontrare a Miami l’inviato americano, Steve Witkoff, che ha un canale di comunicazione diretto con il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi. Ieri la Casa Bianca ha dichiarato che “il presidente e il suo team stanno monitorando attentamente la situazione” in Iran e che “tutte le opzioni rimangono sul tavolo”. Anche se Witkoff, intervenendo alla conferenza del Consiglio israelo-americano in Florida, ha detto di “sperare che si trovi una soluzione diplomatica. Lo spero davvero”.

Secondo l’inviato Usa un accordo diplomatico con l’Iran risolverebbe quattro questioni: “L’arricchimento nucleare; i missili – devono ridurre le loro scorte; il materiale nucleare effettivamente disponibile, che ammonta a circa 2.000 chilogrammi arricchiti tra il 3,67% e il 60%; e i proxy”. Nel frattempo, però, gli Stati Uniti hanno iniziato a trasferire la portaerei Abraham Lincoln e il suo gruppo d’attacco verso il Medio Oriente dal Mar Cinese Meridionale.