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Iran, tre nodi bloccano l’intesa con gli Usa, ma spiragli su nuovi colloqui

Roma, 12 apr. (askanews) – Nulla di fatto nel round negoziale tenuto a Islamabad tra Stati Uniti e Iran dopo 40 giorni di conflitto, a fronte di nette divergenze su tre questioni – la riapertura dello Stretto di Hormuz, il destino dell’uranio arricchito iraniano e la richiesta iraniana di sbloccare i fondi congelati all’estero – ma le due parti hanno lasciato intendere di essere aperte a ulteriori negoziati.

“Non siamo riusciti ad arrivare a una situazione in cui gli iraniani fossero disposti ad accettare le nostre condizioni”, ha detto il capo della delegazione americana, il vice presidente JD Vance, dopo 21 ore di colloqui a Islamabad e subito prima di rientrare a Washington, affermando di aver “chiarito in modo inequivocabile quali sono le nostre linee rosse, su quali siamo disposti a cedere e su quali no”. Quindi ha lasciato intendere che gli Stati Uniti sono ancora aperti a raggiungere un accordo sulla base della loro ultima proposta: “Vedremo se gli iraniani l’accetteranno”. Da parte sua, il capo negoziatore iraniano, Mohammad Bagher Ghalibaf, ha affermato che Teheran ha proposto “iniziative lungimiranti, ma la controparte non è riuscita a conquistare la fiducia della delegazione iraniana in questo ciclo di negoziati”. Ora che “comprendono la nostra logica e i nostri principi” gli Stati Uniti “devono decidere se possono guadagnarsi la fiducia” dell’Iran, ha aggiunto il presidente del parlamento iraniano.

Secondo quanto riferito al New York Times da due funzionari iraniani al corrente dei colloqui, sono stati tre i principali punti critici del negoziato: la riapertura dello Stretto di Hormuz; il destino di quasi 400 chilogrammi di uranio altamente arricchito; e la richiesta iraniana di sbloccare circa 27 miliardi di dollari di fondi congelati all’estero.

Gli Stati Uniti hanno chiesto all’Iran di riaprire immediatamente lo Stretto a tutto il traffico marittimo, ma l’Iran avrebbe risposto che avverrà solo una volta raggiunto un accordo di pace definitivo. Teheran ha quindi ribadito la richiesta di sbloccare i proventi petroliferi congelati in Iraq, Lussemburgo, Bahrein, Giappone, Qatar, Turchia e Germania per la ricostruzione e Washington avrebbe respinto la richiesta. Il terzo punto di scontro ha riguardato la richiesta americana all’Iran di consegnare o vendere il suo arsenale di uranio arricchito. L’Iran avrebbe presentato una controproposta, ma le parti non sono riuscite a raggiungere un compromesso, hanno detto i funzionari.

“Sebbene gli incontri si siano conclusi senza un accordo, il fatto stesso che si siano svolti rappresenta un segno di progresso”, ha rimarcato il Nyt. Lo stesso portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmaeil Baqaei, ha sottolineato al termine dei colloqui a Islamabad che “questi negoziati si sono svolti dopo 40 giorni di guerra imposta e in un clima di sfiducia e sospetto. È naturale che non ci si aspettasse, fin dall’inizio, di raggiungere un accordo in un solo incontro. Nessuno se lo aspettava”, aggiungendo: “La diplomazia non finisce mai”.