Roma, 30 nov. (askanews) – Il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha presentato una richiesta di grazia al Presidente Isaac Herzog per i casi di corruzione a suo carico. Lo riportano i media israeliani. Stando a quanto riferito dall’ufficio di presidenza israeliano, la richiesta è stata presentata al Dipartimento Legale dell’Ufficio del Presidente dall’avvocato di Netanyahu, Amit Hadad. “Come previsto dalle linee guida e dalle procedure, la richiesta è attualmente in fase di trasferimento al Dipartimento per la Grazia del ministero della Giustizia, che raccoglierà i pareri di tutte le autorità competenti – si precisa nel comunicato – dopo questa fase, i pareri saranno trasmessi al Consulente Legale dell’Ufficio del Presidente e al suo team per formulare un ulteriore parere per il Presidente”. “L’Ufficio del Presidente è consapevole che si tratta di una richiesta straordinaria con importanti implicazioni – si sottolinea nella nota – dopo aver ricevuto tutti i rilevanti pareri, il Presidente prenderà in considerazione la richiesta con responsabilità e sincerità”.
In un videomessaggio diffuso dopo aver presentato la richiesta di grazia al Presidente Isaac Herzog, il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha affermato che è nell’interesse nazionale che il processo a suo carico per corruzione, in corso da sei anni, finisca.
“Sono passati quasi dieci anni dall’inizio delle indagini contro di me. Il processo su queste questioni è in corso da quasi sei anni e si prevede che continuerà per molti altri anni”, ha detto il premier citato dal Times of Israel. Secondo Netanyahu sarebbero stati commessi “gravi crimini” nel costruire il caso contro di lui, per cui il suo interesse personale sarebbe quello di portare avanti il processo per essere scagionato da tutte le accuse. “Ma la sicurezza e la realtà diplomatica – l’interesse nazionale – esigono il contrario”, ha proseguito Netanyahu. “Israele sta affrontando enormi sfide, e insieme grandi opportunità. Per respingere le minacce e cogliere le opportunità, è necessaria l’unità nazionale”, ha rimarcato il premier, secondo cui portare avanti il processo “ci lacera dall’interno”.
“Accresce le divisioni e approfondisce le fratture. Sono certo, come molti altri nella nazione, che una fine immediata del processo contribuirebbe notevolmente a placare le fiamme e a promuovere un’ampia riconciliazione, qualcosa di cui il nostro Paese ha disperatamente bisogno”, ha rimarcato.

