Nel nostro Paese tira un’aria di maretta che non trova molti appassionati e ha stancato il popolo per una volata troppo lunga, diventata parte preponderante della competizione tra il Ministro della Giustizia e l’ANM. Di recente, la richiesta di Nordio di ottenere, in nome della trasparenza, la lista dei finanziatori dei fondi a sostegno del Comitato per il “No” ha innescato nuove polemiche.
La giustizia sembra andare a fondo
Siamo a un sanguinoso round finale in cui ognuno gioca la partita per mettere KO l’avversario. La battaglia dei giganti è in corso e, alla fine, ci sarà un vincitore e un perdente, con il rischio — come nel pugilato — di una “split decision” accompagnata da ulteriori polemiche.
Tra botte e risposte dall’una e dall’altra parte, cresce il numero degli affondi reciproci mentre la giustizia sembra andare a fondo. Si può osservare che materie non “etiche”, che richiedono conoscenze e competenze tecniche non alla portata di tutti i cittadini, non dovrebbero essere oggetto di quesiti referendari. Sarebbe più opportuno che la politica facesse la propria parte senza passare la palla ad altri. La lezione del nucleare, su cui si sono già prodotti danni significativi, evidentemente non è bastata. Sullo sfondo permane uno scontro aperto sulla giustizia e si vedrà come andrà a finire. I contendenti, ancor più da oggi in poi, cercheranno di sfondare nel campo avversario e di ridicolizzare gli errori argomentativi dei rivali.
Un giornalismo d’inchiesta sotto inchiesta
Anche nel campo dell’informazione le cose non vanno meglio. Gli strali che Ranucci e Giletti si scambiano rivelano, tra due paladini delle verità nascoste che solo loro pretenderebbero di portare alla luce, la possibilità di legami con ambienti non sempre compatibili con l’indipendenza professionale. Servizi segreti, lobby, informazioni manipolate per convenienza: nella ridda di smentite e accuse non resta che avvilirsi, mentre la purezza dell’informazione rischia ancora una volta di essere compromessa. Coloro che più credevano di farsene portavoce ne escono con un’immagine quantomeno appannata.
Ospedali in dissenso e una vita sospesa
Un altro scontro richiama l’attenzione ed è quello che più tristemente preoccupa ciascuno di noi. Un bambino è in attesa di trapianto presso l’Ospedale Monaldi di Napoli. Il cuore destinato a lui, resosi disponibile altrove, è andato perduto per problemi nel trasporto ed è divenuto inservibile. È partito un drammatico conto alla rovescia. La vicenda di Vermicino è nella memoria collettiva di chiunque abbia vissuto, anche da spettatore, quel dramma. Occorre un nuovo cuore per quella creatura che non può attendere oltre. Come se non bastasse, emerge anche qui un contrasto tra il parere dell’Ospedale Pediatrico Bambin Gesù di Roma, che riterrebbe il piccolo non più trapiantabile, e il Monaldi, che sembra mantenere accesa questa possibilità.
Gli indifesi sempre più offesi
La condizione dei bambini è quella che più colpisce la coscienza di chiunque ne abbia una. Si parla di migliaia di minori morti a Gaza ed è difficile voltarsi dall’altra parte. Si legge inoltre che a Dilley, in Texas, bambini fermati insieme ai genitori sarebbero privi di acqua potabile adeguata e di un ambiente scolastico, circondati da filo spinato e con luci accese giorno e notte. Sarebbero oltre cinquecento in questa condizione, e non c’è da sorridere. È uno scontro tra ciò che la legge impone e ciò che l’etica esige, che non lascia tranquilli.
Cesare Giulio Viola scrisse Pricò, un romanzo intenso che descrive il dolore del piccolo protagonista di fronte alla crisi matrimoniale dei genitori e al loro conflitto. La trasposizione cinematografica ebbe il titolo I bambini ci guardano. Se ne fossimo ancora capaci, dovremmo tenerne conto.
