Un’intesa che interroga
Pare che i due Premier, Meloni e Merz, intendano costruire un patto stretto tra Italia e Germania. Vivo in Trentino-Alto Adige/Südtirol: non mi sfugge, dunque, l’importanza delle relazioni italo-tedesche. Sappiamo tutti molto bene quanto il nostro sistema economico sia intrecciato, in termini di filiere produttive, con quello tedesco.
E tuttavia non possiamo non cogliere, in questa strategia – o, forse, sarebbe meglio dire in questa tattica – un elemento di forte preoccupazione.
Rafforzare l’Europa o dividerla?
La domanda è semplice e dirimente: questa prospettiva punta a rafforzare l’Europa oppure rischia di dividerla ulteriormente?
Il feeling istituzionale e personale manifestato nel tempo dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella con il collega tedesco Frank-Walter Steinmeier ha sempre avuto una cifra chiaramente ed esplicitamente europeista, nel solco del pensiero di Alcide De Gasperi e Konrad Adenauer. Questo nuovo feeling tra i due Premier possiede la stessa ispirazione? È lecito dubitarne.
Il nodo francese e la questione del progetto
Il rapporto con la Francia – terzo Paese pilastro tra i fondatori dell’idea europea – non è una questione marginale. Ma, soprattutto, il punto centrale riguarda la filosofia e il progetto che s’intendono perseguire.
Mario Draghi ha ribadito anche recentemente il suo appello a favore di un “federalismo europeo”, da costruire con realismo, anche a velocità e intensità differenziate.
Un patto separato tra Roma e Berlino, ispirato – come si è letto – all’idea di un maggiore “potere agli Stati nazionali”, va davvero in questa direzione? Non sembra proprio. Anzi, appare muoversi in senso opposto.
L’interrogativo sui Popolari europei
Vi è poi un’ultima, serissima preoccupazione che riguarda i Popolari europei.
Non parlo, per carità di patria, di quelli italiani, oggi dispersi e apolidi oppure intruppati ma marginali, se non insignificanti, nei vari schieramenti – speriamo non per sempre.
La domanda è un’altra: hanno i Popolari europei coscienza, almeno parziale, della loro radice cristiano-sociale e della loro coessenziale vocazione europeista? Sono consapevoli del rischio di vedere invertito il loro storico ruolo di forza capace di accompagnare verso l’idea europea e democratica larghe fasce sociali tendenzialmente ostili o refrattarie a questi valori?
Non rischiano, così, di essere trascinati passo dopo passo verso una destra reazionaria e antieuropeista in forte crescita? Hanno una vaga percezione di cosa dovrebbe significare, oggi, esporre l’effige di Alcide De Gasperi nei propri meeting?
Oppure pensano che, per essere Popolari, sia sufficiente non essere Socialisti?
