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Conflitto, responsabilità, pace
Viviamo oggi in società complesse e pluraliste, spesso frammentate, non del tutto lontane – per certi aspetti – da quelle attraversate da Maritain nel Novecento, un secolo segnato da guerre, profondi conflitti sociali e trasformazioni epocali. Da quella esperienza storica nasce una delle sue lezioni più attuali: il rifiuto della guerra come destino inevitabile e, insieme, la consapevolezza che la pace non si conserva declinando gli oneri delle scelte assunte, rifuggendo dalle responsabilità e rinunciando ad avere una visione politica.
La politica come governo della complessità
Dalla Sua lezione affiora forte un monito, ma anche una strada per gestire il conflitto senza rassegnarsi ad esso, ponendo la politica, intesa come esercizio della complessità, come suo strumento di governo.
Quando una società si prepara alla guerra senza interrogarsi a fondo rischia di essersi abituata ad essa, così come una società che rifiuta di prepararsi rischia poi di subirla. È in questa tensione che si colloca una postura pacifista esigente costruita non sulla rimozione del conflitto, ma sul rifiuto di considerarlo normale; non sull’illusione della pace automatica, ma sulla convinzione che la guerra resti sempre una sconfitta della politica.
Prepararsi per non rassegnarsi
Prepararsi, allora, per non arrivare impreparati a considerare la guerra come ineluttabile, ma, al contrario, perché non lo sia e la storia resti sempre uno spazio di scelta e non una condanna.
Se questa è la prospettiva, il dibattito sullo stato della democrazia non può ridursi a una dimensione puramente procedurale o tecnica, perché essa è una scelta di civiltà. Pesa su questo il linguaggio del confronto tra le persone, lasciando spazio a logiche di contrapposizione, di chiusura e, talvolta, di rinuncia alla responsabilità.
Democrazia come forma di civiltà
In questo contesto, la lezione maritainiana continua a richiamarci a un’idea più esigente di democrazia: non soltanto una forma di governo, ma una vera e propria forma di civiltà. Una democrazia che mette al centro la persona, riconosciuta nella sua dignità e nella sua apertura relazionale; una democrazia che vive di legami, di responsabilità condivise, di una cultura capace di tenere insieme libertà e verità, diritti e doveri, pluralismo e bene comune. È in questa prospettiva che il dialogo non appare come un semplice metodo, ma come una dimensione costitutiva della convivenza civile.
Diritto, educazione, istituzioni
Maritain ha saputo indicare con grande lucidità come la politica non possa prescindere da una visione dell’uomo e come il diritto stesso, se ridotto a mera tecnica, rischi di perdere il suo legame con la giustizia e con la vita concreta delle persone. La sua attenzione all’educazione, alla formazione delle coscienze, al ruolo delle istituzioni culturali e scolastiche come luoghi di confronto e di crescita comune resta oggi di straordinaria attualità, soprattutto in una fase di profondo cambiamento storico ed epocale.
Europa e orizzonte sovranazionale
Allo stesso modo, la sua intuizione di una dimensione sovranazionale come orizzonte necessario per la pace, la giustizia e la tutela dei diritti fondamentali continua a interrogarci, in un’Europa chiamata a rinnovare le ragioni della propria unità senza smarrire la propria anima.
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