Milano, 17 ago. (askanews) – La ricerca economica sulle rivoluzioni tecnologiche passate indica una conclusione preoccupante: è probabile una correzione delle attuali valutazioni di mercato nel settore tech. E una forte correzione dei mercati azionari avrebbe gravi conseguenze per l’area Euro. A scriverlo cinque economisti della Bce in un articolo pubblicato sul blog della banca centrale.
I mercati su entrambe le sponde dell’Atlantico, si legge, riflettono l’entusiasmo degli investitori riguardo al ruolo dell’intelligenza artificiale nel plasmare l’economia e nel trainare gli utili. Queste valutazioni “estremamente ottimistiche” sollevano, tuttavia, il dubbio che ci sia una replica della bolla delle dot-com.
Gli economisti nella loro analisi fanno notare come l’attuale entusiasmo per l’intelligenza artificiale abbia molti precedenti storici: dal boom ferroviario del XIX secolo, all’espansione dell’elettricità e della radio negli anni ’20 a Internet o “era delle dot-com”, negli anni ’90.
Oggi la maggior parte dell’esposizione dell’area euro alle cosiddette Magnifiche sette, le sette più grandi aziende tecnologiche degli Stati Uniti, avviene tramite fondi di investimento, fondi comuni ed Etf. Le famiglie dell’area euro, che stanno sempre più investendo in Etf a basso costo, hanno un’esposizione di circa 440 miliardi di euro ai titoli tecnologici statunitensi, senza essere necessariamente consapevoli del rischio associato. Anche le compagnie assicurative e i fondi pensione presentano un’esposizione significativa alle Magnifiche sette.
Questa struttura basata sui fondi, avvertono dunque gli economisti, è di per sé un canale di trasmissione. Una brusca correzione può costringere i fondi a vendere attività per far fronte ai rimborsi spingendo ulteriormente al ribasso le valutazioni e innescando ulteriori rimborsi. Ecco perché una correzione delle Magnifiche sette è una questione di stabilità finanziaria per l’area dell’euro, e non solo per il settore privato. Lo scenario più grave non è la correzione azionaria in sé, ma una correzione che coincida con una più ampia instabilità del mercato che i responsabili delle politiche non possono facilmente placare: a differenza dell’episodio delle dot-com, avvertono, il punto di partenza odierno lascia decisamente meno margine per tagliare i tassi di interesse o utilizzare la politica fiscale per attutire le conseguenze.
