Roma, 3 mar. (askanews) – Le perizie a firma Manghi e Gregori Manghi mostrano “come David Rossi sia stato vittima di un’azione con l’intervento di soggetti terzi, escludendo quindi definitivamente che si sia trattato di un evento suicidiario, quanto invece di un omicidio”. E’ quanto si legge nella relazione intermedia sull’attività svolta dalla Commissione parlamentare di inchiesta sulla morte del manager di Mps David Rossi, presieduta dal deputato Gianluca Vinci (Fdi). La relazione è stata approvata all’unanimità.
Ecco perché per la Commissione si tratta di omicidio “La rottura dell’orologio e le specifiche lesioni al polso e al gomito sinistro sono coerenti con una dinamica di forte trazione e afferramento nel tentativo di sostenere e contrastare la caduta del soggetto” e con l’intenzione “di farlo rientrare” si legge nelle conclusioni della relazione intermedia della Commissione di inchiesta sulla morte di David Rossi approvata stamane. Rossi, che era capo della comunicazione del Monte dei Paschi di Siena, la sera del 6 marzo 2013, venne trovato morto sulla strada su cui si affacciava il suo ufficio in Rocca Salimbeni, a Siena.
La commissione parlamentare nel documento approvato, in riferimento alle ferite agli arti di Rossi, spiega che “escludendo che tali danni siano stati prodotti dall’impatto al suolo, sia per la tipologia delle lesioni riscontrate, che non sono compatibili con un solo impatto della cassa al suolo ma invece abbiano necessitato di più azioni ripetute, sia per gli esiti della perizia sul video della caduta, dove viene rinvenuto l’orologio in volo e quindi accertato come questo non fosse più al polso di David Rossi al momento della caduta ma invece già separato, con la cassa d’acciaio caduta qualche istante prima e il cinturino invece qualche istante dopo David Rossi”.
Insomma – si sottolinea – “sulla base di tale perizia, dunque, è stato chiarito definitivamente come non possa essersi trattato di suicidio e che le ferite al polso siano state formate da uno o più soggetti terzi, escludendo quindi, in forza di questo nuovo dirimente elemento, tutte le precedenti ipotesi avanzate negli anni circa una possibile causazione delle stesse a seguito dell’impatto al suolo”. Più avanti si aggiunge: “In merito agli istanti precedenti la morte di David Rossi, le risultanze tecniche e scientifiche della prima perizia del tenente colonnello Adolfo Gregori in forza ai Ris di Roma e di Robbi Manghi, medico legale, in merito alle lesioni sul polso di David Rossi ricostruiscono uno scenario chiaro, nel quale David Rossi, prima di precipitare, si trovava sospeso all’esterno della finestra del proprio ufficio, trattenuto per entrambi i polsi e negli ultimi istanti solo per il braccio sinistro, con mani di terzi che stringono il polso”.
Il manager viene “sospeso all’esterno della finestra, trattenuto per il braccio sinistro, con, almeno nell’ultima fase, due mani che stringono il polso. La rottura dell’orologio e le specifiche lesioni al polso e al gomito sinistro sono coerenti con una dinamica di forte trazione e afferramento nel tentativo di sostenere o contrastare la caduta del soggetto, escludendo che tali danni siano stati prodotti dall’impatto al suolo”.
La Commissione d’inchiesta sul caso David Rossi spiega: “La prima perizia a firma Gregori Manghi e la seconda a firma Manghi, unitamente ai chiarimenti dati in audizione dagli stessi consulenti nelle sedute del 9 dicembre 2025 e del 24 febbraio 2026, mostrano quindi come David Rossi sia stato vittima di una azione con l’intervento di terzi soggetti, escludendo quindi definitivamente che si sia trattato di un evento suicidario, quanto invece di un omicidio”.
Perché “la prima perizia infatti accerta un forte tentativo di trattenere, sospendere il corpo per il polso sinistro sull’orologio e sul braccio destro con delle ecchimosi dette vibici, da parte di soggetti terzi, mentre la seconda perizia sul volto chiarisce come David Rossi abbia subito lesioni al volto appena prima della caduta, in posizione genuflessa, incompatibili con una volontà autolesiva”. Ma rimane “da individuare con certezza il movente di un tale accadimento. David Rossi, nella sua qualità di responsabile delle comunicazioni esterne e istituzionali del Monte dei Paschi di Siena, era però anche responsabile di tutta l’attività di raccolta pubblicitaria, pubblicità istituzionale e delle sponsorizzazioni, esprimeva a tal proposito le valutazioni preliminari da sottoporre al Consiglio di Mps per l’erogazione del relativo denaro, per importi di circa 50 milioni di euro l’anno”. La Commissione d’inchiesta sulla morte di David Rossi non ha concluso il suo lavoro, con la relazione intermedia che è stata depositata nelle ultime ore. In un passo del documento si spiega che “risultano inoltre tutt’ora in corso da parte del tenente colonnello Gregori le operazioni di verifica di corrispondenza dell’altezza della persona comparsa nelle immagini del vicolo pochi minuti dopo la caduta di David Rossi, come ricavata da perizia dei RIS della precedente Commissione e quella della persona indicata da alcuni auditi nell’attuale Commissione”. Quello dell’uomo nel vicolo, sotto Rocca Salimbeni, è uno dei misteri della vicenda, per cui da anni, osservatori, cronisti e reportage si sono concentrati. Anche alimentando ipotesi poco percorribili per gli inquirenti. Per questo “risulta inoltre attualmente in fase di preparazione il fascicolo da inviare alla Procura della Repubblica di Roma per contrasto tra le dichiarazioni di alcuni auditi della presente Commissione”.
Un altro inquietante particolare emerge dalla relazione della Commissione: se fosse stato tempestivamente soccorso, si sarebbe salvato. “Un dato di estrema rilevanza, emerso dall’esame istologico dei polmoni, riguarda l’agonia di David Rossi e le sue possibilità di sopravvivenza se soccorso tempestivamente. Le analisi microscopiche hanno mostrato una massiva aspirazione di sangue nei polmoni, definita ‘sommersione interna’, confermando che Rossi ha respirato per circa 20 minuti dopo la caduta, cercando disperatamente aria”. Alla domanda se un soccorso tempestivo avrebbe potuto salvarlo, la risposta dei medici legali è stata affermativa, sottolineando che la lesività cranica non era immediatamente letale: ‘Un paziente di questo genere (…) se intubato rapidamente arriva vivo in ospedale e ha buone possibilità di sopravvivere'”.
