Un cartello nel gelo, un racconto che precede i fatti
C’è un cartello, nel gelo del Minnesota, che pesa più di una conferenza stampa: “Justice for Alex Pretti. Killed by ICE”. Attorno, i telefoni riprendono e smentiscono. È qui che la macchina trumpiana mostra il suo tratto più riconoscibile: non governare i fatti, ma piegarli. Prima si fabbrica un racconto di “ordine” e “minaccia”, poi lo si difende anche quando i riscontri lo incrinano. Se serve, lo si rilancia: un dettaglio omesso, un frame selezionato, un capro espiatorio.
E mentre le proteste montano, Barack Obama lo ha detto senza giri di parole: «I nostri valori sono sotto attacco».
Minneapolis come stress test della democrazia
Minneapolis diventa così uno stress test: caos, violenze, disinformazione. Non un incidente, ma un congegno. La piazza viene mobilitata e incendiata simbolicamente e poi esibita come prova dell’emergenza; l’immigrazione irregolare è trasformata nel simbolo totale del pericolo; la stampa in nemico interno.
La censura, nel presente, raramente porta la firma di un divieto: più spesso è delegittimazione preventiva, intossicazione del dibattito, sospetto elevato a metodo di governo. Leggi e giudici, invece di frenare l’abuso, vengono raccontati come intralci da rimuovere, non come argini da rispettare.
Verità, dignità, libertà: un punto di frattura
È un punto che la tradizione democratica d’ispirazione cristiana conosce bene: senza un orizzonte comune di verità e senza il pieno riconoscimento della dignità umana, l’assetto è solo disciplina e la libertà civile diventa privilegio.
Il patto repubblicano da ricostruire
Difendere le istituzioni, allora, significa anche ridare spessore al patto repubblicano. Non esiste ordine degno senza diritti, e nessuna garanzia regge se la verità è ridotta a rituale mediatico.
La risposta non può essere lo specchio della polarizzazione: serve un patriottismo costituzionale sobrio, capace di custodire autonomia della magistratura e libertà di stampa, insieme alla tutela di chi è più esposto – migranti, invisibili sociali, minoranze – perché è lì che l’ordinamento democratico misura la propria coscienza.
Corpi intermedi, welfare, cittadinanza
Il trumpismo prospera dove la comunità si disarticola. L’antidoto, allora, non è soltanto morale: è una politica sociale e civile. E qui affiora un nodo vero: la rarefazione dei corpi intermedi, che un tempo filtravano conflitti e domande, e ormai lascia campo libero agli imprenditori della paura.
Per questo occorre ridare forza a forme intermedie legittimate, a un welfare che non mortifica, a un lavoro che non espelle, alla scuola e all’informazione come architravi della cittadinanza. Il resto è messinscena. E la democrazia, se vuole restare sostanza, deve tornare a prendersi cura.
La lezione di Moro, oggi
E qui si fa attuale la lezione di Aldo Moro: la politica come responsabilità, non come militanza identitaria; come paziente tessitura del possibile, non come guerra permanente.
