Roma, 16 gen. (askanews) – Il nome, come una madeleine di Proust, sblocca ricordi, evoca protagonisti e storie, nonchè la propria storia politica. Il nome è: Margherita 4.0. Matteo Renzi, leader di Italia Viva, ripete da mesi (da anni?) che al campo largo per vincere le elezioni politiche e tornare al governo del Paese non basta l’alleanza tra i Dem, i Cinquestelle, Avs e +Europa (Calenda, con Azione, ha ribadito più volte di volerne stare fuori), ma serve un’altra gamba, una gamba di centro, un luogo in cui i riformisti possano riconoscersi e sentirsi rappresentati. Ora poi “che Meloni ha fifa di perdere le elezioni” e, dopo i distinguo della Lega sulla risoluzione sull’Ucraina, “ha una fronda a destra”, è il momento di agire.
Questa cosa, questo contenitore, l’ex premier l’ha battezzata come Casa Riformista, lanciata in grande stile all’ultima Leopolda, ma da qualche tempo è spuntata, dal terreno non sempre facile da arare dell’essere opposizione – peraltro tra tante opposizioni (almeno cinque a giudicare dalle risoluzioni sulla politica estera, ultimo caso, ieri, l’Ucraina) – una nuova Margherita, versione 4.0 appunto. Per Renzi, a livello personale, sarebbe la chiusura di un cerchio: si sa che ha iniziato a fare politica con il Partito Popolare, di cui è stato segretario giovanile e provinciale a 24 anni, aderendo, nel 2002, alla Margherita di Francesco Rutelli.
Oggi, in un’intervista, ribadisce il concetto. “Uno spazio al centro, uno spazio riformista, una Margherita 4.0 va fatta. Poi che la si faccia con Delrio, con i sindaci, con il mondo di Iv, con gli altri partiti di quest’area” si vedrà. Certo, ci sarà “gente che verrà anche da Forza Italia” perchè dentro quel partito “con la corrente di Occhiuto” “sta succedendo qualcosa” ed è molto interessante. Ma, attenzione, “è un contenitore che non deve portar via necessariamente al Pd, non è un’operazione contro il Pd, è a sostegno”.
Sono lontani i tempi della scissione dal Pd che portò alla nascita di Italia Viva e ad anni di rapporti difficili con il suo ex partito. Renzi, spiegano dalle parti di Iv, vuole dare un contributo al campo largo senza intestarsi niente. Non si metterà, insomma, a corteggiare i Dem che si trovano a disagio con la guida, considerata troppo a sinistra e troppo schiacciata sui Cinquestelle, di Elly Schlein. Ma c’è un fatto: se nasce davvero la Margherita 4.0., magari con l’aiuto di alcuni sindaci, a cominciare da Silvia Salis, sindaca di Genova e ospite d’onore dell’ultima Leopolda (a cui però ha contribuito anche il primo cittadino di Napoli, Gaetano Manfredi), sarà un fatto politico non rimuovibile per chi si trova, ad esempio, nelle condizioni dei riformisti Dem. Paolo Gentiloni, Pina Picierno, Giorgio Gori, Lorenzo Guerini da tempo chiedono (senza ottenerlo) un cambio di passo a Schlein.
Prima dei nomi, però, il programma. “Tra l’ideologismo della Albanese e della Salis e questa destra che ci governa ci sarebbe uno spazio fertile, tutto da riempire di contenuti – ha scritto Renzi qualche settimana fa sul Foglio -. Lo spazio che io penso appartenga alla Casa riformista, una Margherita 4.0 capace di aiutare il centrosinistra a vincere le elezioni politiche del 2027”. Di prospettive e contenuti, tasse e sicurezza in primis, si parlerà domani a Palazzo Castiglioni, a Milano, all’assemblea nazionale di Italia Viva, che con queste premesse è una prova generale, “un treno” che parte. Perchè, chiosa Renzi, in uno dei suoi interventi, “non sottovalutate chi sposta il 2%. O se volete sottovalutarlo prima guardate quante volte le elezioni si sono giocate con un range del 2%”.
