Come un artigiano modella il vaso intorno ad un vuoto e come la ruota con tutti i suoi raggi ha al centro un vuoto per poter girare su un perno, così un organismo viene continuamente rigenerato dalla circolazione di idee e discorsi fra loro diversi. Ciascuno dei quali può fornire all’organizzazione la sua forza propulsiva in un concatenamento che espande in senso generativo l’istituzionalità dell’ente.
Al contrario, ogni fissazione su un solo discorso, il suo eccesso di dominanza, spegne il lato propulsivo dello stesso a vantaggio del suo lato inerziale, cioè tendente a far diventare conforme, o quando va bene accessoria, ogni cosa che non gli corrisponde.
Insomma: ogni racconto e spiegazione ha nello stesso tempo potere di generare valore per l’organizzazione – se circolante con altri discorsi – e di sottrarglielo fino a bloccarla – se fisso ed emarginante ogni altra lettura.
Per questo, secondo Recalcati (Il vuoto e il fuoco. Per una clinica delle organizzazioni, Feltrinelli, 2024), è vitale la disponibilità di un Vuoto Centrale.
Uno spazio libero, in cui poter far coabitare e circolare letture diverse. Uno spazio da non correre ad inzeppare con altre caterve di cose da fare, soprattutto se pescate dal repertorio del presente. Uno spazio in cui la forza del Nuovo possa avere chanches, posssa continuamente accendersi e propagarsi.
Non si tratta tanto di far convivere per correttezza democratica istanze diverse ma di mantenere una ‘stanza vuota’ affinché la riflessione possa ruotare, così rigenerandosi di continuo, ed evitare che l’egemonia di un solo discorso si trasmetta top down in maniera incontrastata, annichilendo ogni altra lettura.
Preservare quindi la stanza vuota permette l’incontro di sguardi diversi. Permette una espansione generativa del campo istituzionale e non la sua fissazione discorsiva.
È la fissazione discorsiva ciò che fa ammalare le organizzazioni.
Qual è qui, allora, il ruolo di una Direzione? Quello di farsi riconoscere con un nuovo discorso, il discorso della testimonianza.
Nessuna leadership può essere una leadership generativa se non sa insegnare, se il leader non è soprattutto un maestro. Ma nessuno può pensare di essere considerato un maestro se non è visto, sentito, percepito come un testimone.
“Solo il desiderio singolare del leader – il suo fuoco – può mettere in moto il desiderio di chi lavora con lui”.
Solo il desiderio di un capo può animare il desiderio di sapere delle persone che sono con lui: l’effetto contagio che accende. Non i sermoni istituzionali, non le tecnicalità scientifiche, non gli antagonismi di comodo, non i ragionamenti inattaccabili.
L’atto della testimonianza “non ha altri fini se non quello di fare esistere la forza del desiderio come forza in atto. È quello che definisce una autentica leadership: testimoniare nei propri atti la forza del proprio desiderio, trasmettere il suo fuoco in modo tale che possa accendere e mantenere acceso quello del soggetto collettivo“.
“No si tratta, infatti, di dire la verità, ma di fare la verità.”
Se i populismi contemporanei hanno descritto le istituzioni come nemiche della vita, per Recalcati la domanda è: come far durare nel tempo una istituzione mantenendo vivo lo slancio “misterioso e commovente”, come direbbe Pasolini, del suo inizio?
La stanza vuota, il polmone delle organizzazioni
Ogni istituzione, ogni organizzazione chiede continua rigenerazione.
Lo fa chi cura che vi siano luoghi dove si preserva il vuoto.
Crea chi sa stare nel vuoto, nel bianco, come lo scrittore davanti alla pagina libera, il pittore davanti alla tela immacolata. Come la musica si sprigiona dal silenzio, come l’amore si accende se c’è distanza, la scienza davanti all’ignoto, i colori appaiono se la luce ha spazio, se circola, se la stanza ha le finestre aperte.
Il futuro della Chiesa, e delle chiese? O succedono Esperienze Vitali o non succede nulla.
Quindi la Chiesa ha un futuro non se, come si dice, ‘si aggiorna’ o sfoggia dimestichezze con temi gettonati, ma se è il luogo dove è avvicinabile e possibile una Esperienza del Cristianesimo che ri-generi Vita.
Una Vita inaspettata e quindi sorprendente, che si distacca dallo stato anteriore, desolidarizza rispetto all’idea che si ha di coerenza, e genera così uno scarto dove ‘i possibili’ hanno lo spazio per nascere. Per farci Nuovi e piccoli come chi ha davanti un tesoro di possibilità.
Per ritornare al tema critico della 50ma Settimana Sociale: un posto dove si desidera stare invece che andarsene.
