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domenica, 15 Febbraio, 2026
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La modernità di “San Valentino”

Dalla valorizzazione della vita comune alla centralità dei legami affettivi: perché il 14 febbraio non celebra solo un sentimento privato, ma un tratto costitutivo della civiltà moderna.

La vita comune come luogo della vocazione

Francesco Bacone (1561-1626) considerava fondamentale la “ricaduta” tecnica delle conoscenze scientifiche. Più che un sapere fine a se stesso, decisiva era per il filosofo la possibilità di migliorare le condizioni quotidiane di vita. Ecco, la vita comune.

Così, la Riforma protestante, rifacendosi alle Scritture, vedeva nella famiglia e nel lavoro i principali luoghi e momenti nei quali esercitare la vocazione, non nei monasteri. È qui l’origine della celeberrima “etica calvinista” del lavoro.

Gradualmente, tale valorizzazione della “vita comune” coinvolge altre sensibilità religiose e altre aree geografiche, finendo per caratterizzare l’Occidente moderno.

Laffetto come fondamento della famiglia

Va da sé che una tendenza del genere porta a concepire la famiglia come basata sugli affetti, più che sui matrimoni “combinati” e “diplomatici”. L’amore o l’affetto tra i coniugi e tra i genitori e i figli acquistano sempre più una loro centralità.

Ciò trova espressione anche nella struttura delle abitazioni, volta ormai a salvaguardare l’intimità degli sposi e a limitare comportamenti intrusivi da parte di persone esterne al nucleo familiare.

È solo un passo iniziale, naturalmente, a cui seguiranno altri, come una sorta di “piano inclinato”. Se il vincolo matrimoniale si fonda sempre più sull’affetto, ad esempio, il venir meno del sentimento o dell’affetto può giustificare il divorzio (ovviamente si tratta di fenomeni lenti e non omogenei nei vari contesti geografici e socioculturali).

O, anche, in presenza del legame sentimentale, vi è una coppia, al di là del riconoscimento formale, religioso o civile che sia.

San Valentino e la dimensione duale”

Insomma: la festa di San Valentino è figlia della modernità. Non che in precedenza non vi fossero state famiglie contraddistinte dall’affetto o dall’amore, ma non era quello il “movente” principale per “metter su famiglia”. Analogamente, coppie di amanti vi sono da sempre, ma in epoca premoderna si trattava di una condizione socialmente marginale e irrilevante o clandestina.

In epoca moderna, invece, sempre più viene riconosciuta l’importanza dei vincoli affettivi. Più di recente, poi, il riconoscimento ha iniziato a estendersi alle coppie omosessuali.

Detto altrimenti: l’amore celebrato il 14 febbraio non è solo un “affare” privato, bensì un aspetto costitutivo della nostra civiltà.

Ecco, senza escludere altre, possibili forme di affettività e di vita amorosa, mi sembra di scorgere in San Valentino il riconoscimento del rilievo della dimensione “duale”, accanto a quelle individuale e plurale (come è noto, del resto, la lingua greca antica presentava proprio “il duale”, oltre al singolare e al plurale).