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La prova d’esame dell’Europa

Tra guerre subite, alleanze incerte e nuove tensioni globali, l’Unione Europea è chiamata a una scelta decisiva: restare spettatrice o diventare soggetto politico capace di incidere realmente sugli equilibri internazionali.

Una congiuntura drammatica

È una prova d’esame forse definitiva quella che la UE si trova a dover affrontare in queste drammatiche settimane, fra l’azione israelo-americana contro l’Iran teocratico e l’incessante guerra russa all’Ucraina.

Da un lato la coppia Netanyahu-Trump (non è una svista: l’ordine è voluto, perché al di là delle fanfaronate di The Donald è a tutti evidente che l’attacco a Teheran è stato intensamente voluto dal primo) ha avviato un conflitto dalla durata imprevedibile e dalle conseguenze potenzialmente devastanti per il mondo arabo e per quello europeo.

Le ambiguità delle grandi potenze

Dall’altro la coppia Putin-Trump (di nuovo, l’ordine è voluto) conferma la volontà (espressa ovviamente in maniera differenziata nella forma, ma non nella sostanza) di ridurre il territorio ucraino e di cambiarne la leadership.

Al fine di conseguire questo obiettivo, per Mosca prioritario, il Cremlino limita in questa fase al sostegno diplomatico la sua alleanza col regime degli ayatollah, così come ha già fatto con quello venezuelano amputato della sua leadership dittatoriale e dopo aver subìto la perdita del potere esercitato sulla Siria già di Assad.

Un’Europa esposta e impreparata

L’UE si trova così a dover fare i conti con i cascami di due guerre non volute e tuttavia subìte, con costi economici rilevanti. Oltre che con un alleato che si rivela sempre meno tale, o quanto meno sempre meno disponibile a investire risorse, finanziarie e militari, per la sua tutela e salvaguardia.

E che adesso gli chiede un intervento nel Golfo Persico dopo aver deciso di avviare una guerra senza aver coinvolto nessuno.

La necessità di una scelta politica

Tutto ciò impone una riflessione profonda e una successiva decisione politica che determinerà il futuro prossimo del continente europeo, ivi incluso pure quello dei paesi, a cominciare dal Regno Unito, che non sono parte dell’Unione.

Il procedere degli eventi a partire dall’invasione russa del Donbass ucraino sta conducendo il mondo in un preoccupante girone infernale con il quale sarebbe meglio la UE potesse fare i conti in modo unitario.

Le riforme necessarie

Cosa dovrebbe fare l’Unione per migliorare la propria capacità impattante sugli eventi mondiali è abbastanza chiaro a chiunque non sia affetto da conclamato anti-europeismo.

Eliminare il diritto di veto, almeno sulle materie più importanti; superare la dicotomia Presidente della Commissione – Presidente del Consiglio Europeo, e con ciò andare oltre all’attuale preminente assetto intergovernativo dell’Unione, possibilmente attraverso una diretta elezione popolare; assegnare l’iniziativa legislativa al Parlamento di Strasburgo, rappresentativo del popolo sovrano europeo.

Una vera prova d’esame

“Vasto programma”, avrebbe detto il Generale De Gaulle. Ma è esattamente questo il tema che l’Europa ha di fronte. Appunto una vera prova d’esame.

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