Roma, 2 lug. (askanews) – L’intelligenza artificiale è la “nuova infrastruttura del potere”. Lo ha detto il presidente dell’Autorità Garante per la protezione dei dati personali, Pasquale Stanzione, nella sua relazione annuale al Parlamento sull’attività del 2025. L’IA “è divenuta il terreno primario di competizione geopolitica, con una corsa all’indipendenza e alla supremazia tecnologica che riflette una nuova idea di sovranità. L’autonomia strategica, tutt’altro che protezionista, perseguita dall’Europa con il Chips Act e il Cloud and AI Development Act, esprime un’esigenza di sottrazione delle infrastrutture tecnologiche europee al potere di veto di attori esteri” ha osservato. E “l’applicazione, ormai sempre meno futuribile, dell’IA alle neuroscienze, con sistemi oggi anche capaci di prescindere dall’innesto di chip, per instaurare una relazione diretta tra reti neurali e algoritmo” è “un traguardo importantissimo per la cura di patologie neurologiche, come dimostra il caso dell’uomo affetto da SLA che ha potuto riacquistare la parola grazie a un chip impiantato nel cervello. Va, tuttavia, evitato – rispetto a forme avanzate di decodificazione dell’attività neurologica – il rischio di una ‘colonizzazione del pensiero’, proteggendo la privacy mentale: presupposto ineludibile di libertà, non solo cognitiva”.
La relazione del Garante per la protezione dei dati personali: l’IA è la nuova infrastruttura del potere
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