Una guerra che ha cambiato l’agenda europea
A quattro anni dall’attacco russo all’Ucraina si può affermare che questa drammatica guerra, purtroppo lungi dal concludersi – la telefonata di Trump a Zelensky rilancia il percorso negoziale, ma restano dubbi sulla volontà di Mosca a imboccare la strada della pace – ha posto nell’agenda dell’UE alcuni temi di fondo che erano già conosciuti ma sistematicamente evasi, nella consapevolezza di quanto dirimenti essi fossero.
L’aiuto politico e finanziario che l’Europa ha assicurato al paese aggredito si è rivelato un collante di sicura importanza, ma ancora non sufficiente per decidersi al gran passo: una più stretta unione capace di adottare una comune politica estera e di difesa, con i costi economici conseguenti (ma con l’ambizione di esercitare un ruolo di rilievo nel mondo).
Il mutamento della postura americana
Durante la prima fase del conflitto gli Stati Uniti non hanno lesinato sostegno politico, economico e militare a Kyiv. Il Presidente Biden aveva correttamente inquadrato l’aggressione russa come uno dei sempre più numerosi scontri fra democrazie e autocrazie o dittature. Il tutto all’interno di un disegno che considerava ancora l’Europa un tassello fondamentale – ancorché non più decisivo come era stata lungo tutto il periodo della Guerra Fredda – della politica internazionale USA.
Ma un anno fa è arrivato Trump e quel sostegno e quella visione sono venuti meno. Un grosso problema per Zelenskyi, come si è visto e come si vede. Una sveglia rumorosa, però, per gli europei: ora consapevoli che una fase nuova si è aperta e con essa occorre confrontarsi senza suggestioni nostalgiche di un tempo che si è chiuso. Probabilmente per sempre.
Una consapevolezza ancora incompleta
Tale consapevolezza non è però piena. E questo è un problema grande. Perché rischia di condannare gli europei ad un ruolo minore nello scenario mondiale di questo secolo.
Non è piena innanzitutto per la scarsa capacità, ma direi pure propensione, delle attuali classi politiche dirigenti nel guardare al futuro senza rimanere avaramente avvinghiati ad un eterno presente: oggi più che mai, essendo la fugace e superficiale lettura dei social il parametro di riferimento, il giudizio al quale tutto sottomettere.
Democrazia fragile e consenso emotivo
Non è piena, però, anche perché la inesorabile logica democratica esige un consenso popolare che oggi è difficile veicolare lungo l’asse del ragionamento, della conoscenza dei problemi, della valutazione approfondita delle conseguenze derivanti da una scelta piuttosto che da un’altra.
Di nuovo, la superficialità emotiva imperante, la divisione di ogni questione in un conflitto fra bianco e nero senza alcuna disponibilità al confronto favoriscono l’emersione di populisti alla ricerca di un facile consenso basato sulla denigrazione dell’avversario, immediatamente identificato come “nemico”.
L’avanzata del neo-nazionalismo
E così sta ovunque emergendo – ora pure nelle principali nazioni del continente – un sentimento avverso all’unità europea: oggi ancora minoritario ma molto più forte di ieri e ormai in grado di proporsi elettoralmente quale realistico candidato alla guida dei governi nei diversi paesi.
Questo neo-nazionalismo populista verrà sostenuto dagli Stati Uniti di Donald Trump. Un fatto di una gravità assoluta, che dovrebbe a questo punto motivare gli europei ad una reazione adeguata. Per ora solo intravista, anche se le nette parole pronunciate a Monaco dal Cancelliere Merz sono state a tal proposito un messaggio non certo banale né scontato.
Ucraina, banco di prova del futuro europeo
Ecco allora che la difesa dell’Ucraina dalla Russia assume, ancor più rispetto agli anni scorsi, un rilievo decisivo per il futuro dell’Europa: con tutto quello che Europa significa in termini di libertà, democrazia, sviluppo sociale, prevalenza del diritto.
Ed ecco perché sul tema non sono ammissibili calcoli opportunistici, piccole furbizie, ambiguità mascherate da spirito pacifista e quant’altro. Troppo presenti, al momento, nella politica italiana. Al governo e all’opposizione.
