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domenica, 18 Gennaio, 2026
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La Russia senza futuro: il gelo della guerra e il ritorno al passato

Ritualità religiosa, propaganda bellica e assenza di una visione credibile del domani: una stimolante analisi di Stefano Caprio, pubblicata su AsiaNews, che mette sotto la lente d’ingrendimdnto il “vecchio Anno Nuovo” della Russia.

Nel cuore dell’inverno russo, mentre il Paese celebra lo Staryj Novyj God – il “Vecchio Anno Nuovo” secondo il calendario giuliano – l’autore dell’analisi pubblicata su AsiaNews utilizza la forza simbolica di questo doppio Capodanno per descrivere una Russia prigioniera del proprio passato. Tra nevicate che isolano le città e rituali religiosi che promettono purificazione, il presente viene congelato e il futuro rimosso.

Una società senza “immagine del futuro”

Secondo sondaggi e testimonianze raccolti da sociologi e analisti indipendenti, oggi in Russia non esiste una vera rappresentazione condivisa del futuro. Dopo quattro anni di guerra contro l’Ucraina, le élite politiche e religiose appaiono concentrate esclusivamente sulla distruzione del presente, giustificata da mitologie storiche e religiose. La narrazione oscilla tra l’idea di una “guerra santa” contro l’Occidente e quella di una semplice “operazione militare speciale”, mentre la vita quotidiana dei cittadini è segnata da tasse crescenti, sacrifici economici e repressione.

Ottimismo retorico, paura reale

Un “sondaggio estremo”, promosso da ambienti vicini a Novaja Gazeta, ha chiesto ai russi di immaginare il Paese tra cinquant’anni. I risultati restituiscono un’immagine fortemente ideologizzata: una “grande Russia” territorialmente espansa, demograficamente più numerosa, tecnologicamente avanzata, guidata da una mano forte. Ma sotto questa superficie ottimistica emergono crepe significative: una minoranza consistente teme declino demografico, impoverimento e ulteriore compressione delle libertà. Non a caso, i più pessimisti sono imprenditori e categorie direttamente colpite dall’economia di guerra.

Il nodo religioso e lo scontro delle Ortodossie

Al centro della riflessione vi è il ruolo della Chiesa ortodossa russa, che alimenta una visione apocalittica del presente e del futuro. La propaganda della “guerra santa”, ben precedente all’era Putin, si intreccia oggi con lo scontro tra le Chiese ortodosse in Ucraina: quella filo-moscovita e quella autocefala. Questo conflitto religioso diventa simbolo di uno scontro di civiltà più ampio, in cui la “de-nazificazione” dell’Ucraina si accompagna a una vera e propria “de-ortodossizzazione” imposta dall’alto.

Un Paese congelato in attesa di disgeli

La tesi di fondo è netta: la Russia appare destinata a un lungo “inverno politico e morale”, una fase di congelamento in cui tutto resta immobile, tra repressione e adattamento passivo della società. L’assenza di una speranza esplicitamente formulata – incarnata, fino alla sua morte, dalla figura di Aleksej Naval’nyj – pesa come un vuoto strutturale. Il futuro, conclude l’autore, non potrà essere pensato senza interrogarsi sul destino religioso e spirituale del Paese: quale Ortodossia, quale Cristianesimo, quale identità per i popoli dell’Europa orientale nei prossimi decenni?

 

Leggi l’articolo originale su AsiaNews:

👉 https://www.asianews.it/notizie-it/Il-‘Vecchio-Anno-Nuovo’-di-una-Russia-‘congelata-nella-guerra’-64657.html