Home GiornaleLa salute non è un reel: dalla farmacia una risposta alla divulgazione...

La salute non è un reel: dalla farmacia una risposta alla divulgazione mordi e fuggi

Chatbot, TikTok e influencer sono ormai fonti abituali di informazione sanitaria, soprattutto per i giovani. Ma fake news, consigli generalisti e pratiche rischiose mostrano il limite della divulgazione mordi e fuggi.

La salute corre sullo schermo

La salute oggi passa sempre più da uno schermo. Secondo il rapporto Assosalute-Censis, quasi un italiano su due (49,6%) utilizza già chatbot di intelligenza artificiale per cercare informazioni su piccoli disturbi e farmaci da banco, percentuale che supera il 70% tra i giovani. Il 37% degli utilizzatori, però, non verifica le risposte ottenute e il 37,9% degli italiani dichiara di essersi già imbattuto in fake news sulla salute. Non sorprende quindi che il 77,6% chieda informazioni sanitarie certificate.

La fame di divulgazione sanitaria è evidente anche sui social. In Italia farmacisti come Giacomo Pisano, “Il Socialmente Farmacista”, hanno costruito community da oltre 365 mila follower su Instagram; Jonathan Granatieri, “il farmacista di TikTok”, supera i 120 mila follower sulla piattaforma.

Il problema non è il digitale in sé, che rappresenta uno straordinario strumento di divulgazione, ma il rischio di trasformare contenuti necessariamente brevi e generalisti in indicazioni valide per tutti. Uno studio pubblicato nel 2025 su Studies in Health Technology and Informatics, analizzando 619 contenuti TikTok sulla cura del piede diabetico, ha classificato oltre il 42% delle indicazioni come false o prevalentemente false e potenzialmente dannose.

Quando il consiglio social diventa un rischio

Le conseguenze non sono soltanto teoriche. La rivista scientifica britannica Skin Health and Disease ha descritto nel 2025 due adolescenti che, affidandosi per mesi a routine anti-acne promosse da influencer su TikTok e ritardando la visita dermatologica, hanno sviluppato forme nodulo-cistiche così infiammate da richiedere corticosteroidi sistemici prima della terapia con isotretinoina.

E nel 2026 Toxicologie Analytique et Clinique ha riportato il caso di una donna di 31 anni che, seguendo il consiglio di un video social, si è somministrata tirzepatide per via intramuscolare anziché sottocutanea nel tentativo di prolungarne l’effetto e ridurre i costi. È arrivata all’osservazione medica con sintomi persistenti e acidosi metabolica.

Il farmacista come filtro competente

È proprio in questa contraddizione – tra l’enorme richiesta di informazioni sulla salute e la rapidità degli strumenti utilizzati per ottenerle – che il farmacista può svolgere un ruolo fondamentale. La facilità di accesso ai contenuti digitali, infatti, non sempre coincide con la loro attendibilità e rischia di favorire comportamenti inappropriati, soprattutto quando le informazioni vengono applicate senza il confronto con un professionista sanitario.

La divulgazione sanitaria non deve contrapporsi al digitale, ma utilizzarlo in modo responsabile, offrendo contenuti chiari, verificabili e fondati su evidenze scientifiche. Informare correttamente significa anche spiegare i limiti dell’automedicazione, promuovere un uso consapevole dei farmaci e aiutare le persone a riconoscere le situazioni nelle quali è necessario rivolgersi al medico.

La farmacia come spazio di educazione sanitaria

In questo scenario, la farmacia può diventare sempre più uno spazio di educazione sanitaria e di orientamento, non limitato alla dispensazione del farmaco. Il rapporto diretto con il cittadino consente al farmacista di chiarire dubbi, correggere informazioni inesatte e contrastare le false credenze che circolano online.

La vera sfida, dunque, non è scegliere tra informazione digitale e informazione tradizionale, ma costruire una divulgazione capace di coniugare rapidità, competenza e responsabilità. Perché, quando si parla di salute, un’informazione corretta non deve soltanto attirare l’attenzione: deve aiutare le persone a compiere scelte più consapevoli.