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La strage di Ustica, i documenti dalla Francia per svelare un mistero lungo 46 anni

Roma, 29 set. (askanews) – Ci sarà il diario di bordo completo della portaerei Foch, che era ormeggiata a Tolone? Od anche l’identificativo della traccia denominata ‘LL004’, rilevata dal radar di Poggio Ballone? Si completerà il quadro delle attività della base corsa dell’Armée de l’air a Solenzara? Sono questi alcuni degli interrogativi che diversi consulenti e periti, impegnati negli anni nelle indagini sulla strage di Ustica, si fanno da ieri, quando è stato reso noto che la Francia è pronta a collaborare, fornendo subito documenti, riguardo i fatti avvenuti la sera del 27 giugno del 1980, quando nelle acque del Tirreno persero la vita 81 persone che erano a bordo del Dc9 Itavia.

Domani il procuratore capo di Roma, Francesco Lo Voi, ritirerà la richiesta di archiviazione del procedimento a carico di ignoti. Accanto all’alto magistrato ci saranno i pubblici ministeri che hanno seguito gli ultimi accertamenti ed anche lo stesso vice capo dell’Avvocatura dello Stato, un segnale forte, che testimonia l’attenzione per questa vicenda ed i suoi possibili sviluppi. Si vuole e si può continuare ad indagare, si ripete a piazzale Clodio. “Ma servono elementi nuovi rispetto a quelli già a conoscenza degli storici”, si riflette. Ad oggi la Francia ha sempre risposto alle richieste italiane, viene aggiunto.

Nella stessa istanza di chiudere il caso gli inquirenti fanno riferimento alle rogatorie avviate dal giudice istruttore Vittorio Bucarelli poi confermate da Rosario Priore. “Nel complesso sono 13 ed hanno svelato quasi tutto”, si aggiunge. Il presidente Chirac, nel 2000, rispose chiaramente che il suo Paese aveva sempre collaborato con l’Italia. Quanto comunicato poco tempo prima da Javier Solana, allora segretario generale della Nato, confermerebbe che non si possono rintracciare sostanziali ammissioni di colpa nella strategia attuale della Francia.

L’iniziativa della Procura capitolina, che ha chiesto alla Francia di fornire ulteriori chiarimenti, si svolge nell’ambito di un alveo aperto dall’Associazione per la Verità sul Disastro Aereo di Ustica, organismo presieduto da Giuliana Cavazza, chein quella sera di giugno 1980 perse la madre nell’esplosione del Dc-9. Lo storico Gregory Alegi, punto di riferimento per coloro che ritengono lo scenario della “bomba a bordo” più credibile rispetto a quello della “battaglia aerea”, spiega: “Non bisogna alimentare speranze, i francesi non hanno detto è colpa nostra, ma solo vi diamo tutto”.

Ma – aggiunge il professor Alegi – “certo che se facciamo sempre le stesse domande otterremo sempre le medesime risposte”. Insomma “sono stati forniti nomi, cognomi ed indirizzi del personale militare in servizio quella sera e molti di questi sono stati ascoltati negli anni, ma sarebbe il caso di porre il proprio sguardo altrove? Me lo chiedo perché di recente la Francia ha consegnato agli Usa uno degli attentatori di Lockerbie. Forse se uno va a chiedere qualcosa in quella direzione potrebbe venir fuori una novità”.

Alessandro Gamberini, avvocato dell’associazione dei familiari delle vittime della strage di Ustica, ritiene che fino ad ora “avevamo avuto delle risposte che erano smaccatamente menzognere o ostruzionistiche”. E “la Francia poteva avere molti motivi per entrare in questa battaglia aerea che noi riteniamo sia dimostrata da molti elementi che si svolse attorno al Dc9”. Il penalista poi converge con Alegi: inutile coltivare illusioni, guardiamo cosa i francesi ci danno.

“Darle tutte, darle noi e darle subito”. Questo motto del presidente americano Richard Nixon è spesso usato in riferimento alle notizie da fornire al pubblico. “Se non si ha nulla da nascondere”, si aggiunge. Da domani si comincerà a capire se dopo 46 anni si può finalmente intravedere una luce in fondo al tunnel rispetto alla strage di Ustica.