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giovedì, 22 Gennaio, 2026
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La svolta di Cateno De Luca nel segno dei liberi e forti

Dalle vincenti esperienze municipali alla possibile sfida regionale: a Caltagirone De Luca rilegge Sturzo, archivia il “solismo politico” e propone un metodo nuovo per liberare la Sicilia da rendite, immobilismo e personalismi.

Per anni ha vestito i panni del sindaco sceriffo, con toni da tribuno, mostrando comunque spiccate capacità di amministratore locale. È stato l’esuberante primo cittadino di Messina, dal 2023 guida Taormina con eccellenti risultati. Adesso Cateno De Luca mira più in alto, alla Regione Sicilia, per questo ha deciso a rimettersi in discussione. Non senza coraggio. 

A Caltagirone per cambiare

Nel convegno svoltosi a Caltagirone tra sabato 17 e domenica 18 gennalo, ha utilizzato la ricorrenza dell’Appello ai liberi e forti come cornice simbolica per articolare un intervento politico a doppio livello. Da un lato, ha richiamato la figura di Luigi Sturzo come patrimonio trasversale e come metodo di azione pubblica; dall’altro, ha sviluppato una critica diretta e sistematica alla politica siciliana contemporanea, descritta come priva di bussola strategica, schiacciata su personalismi e ridotta a una gestione autoreferenziale del potere.

Il richiamo a Luigi Sturzo

Sturzo è stato evocato soprattutto come modello di responsabilità personale e di coerenza tra principi, programmi e alleanze. De Luca ha insistito sull’attualità dell’antagonismo del prete calatino al centralismo e alla corruzione, richiamando le sue invettive contro l’affarismo, le “maggioranze fittizie” e l’uso strumentale delle istituzioni. Quelle parole sono state rilette come una chiave interpretativa dell’oggi: candidature decise a Roma, applicazione sfacciata del manuale Cencelli, leadership costruite su sondaggi e consenso mediatico, incapacità strutturale di generare sviluppo e fiducia.

Svolta personale

Il passaggio politicamente più significativo del discorso è stato però l’annuncio di una svolta personale. De Luca ha dichiarato conclusa la stagione del “solista”. Ha riconosciuto che il consenso individuale, pur elevato, non è sufficiente né a vincere né a governare; ha richiamato l’esperienza del Movimento 5 Stelle come esempio di una forza costretta, nel tempo, a misurarsi con il nodo delle alleanze; ha affermato di non voler più essere, anche involontariamente, un fattore di vantaggio per vittorie altrui. Da qui ha preso forma l’idea di un “Governo di Liberazione della Sicilia”, presentato non come un cartello elettorale immediato, ma come un metodo politico volto ad aggregare soggetti diversi attorno a valori condivisi, obiettivi misurabili e regole comuni.

Legalità, giustizia e politica

A Caltagirone il principale avversario politico è stato definito con un’espressione ricorrente: il “pizzo legalizzato”. Non la mafia in senso stretto, ma un sistema diffuso di inefficienze e rendite che, secondo De Luca, ha soffocato la Regione: burocrazia parassitaria, servizi pubblici inadeguati, tempi amministrativi incerti, indebolimento delle autonomie locali, nomine non meritocratiche. A questo quadro ha collegato la fuga dei giovani e l’arretramento complessivo della Sicilia. La critica ha investito entrambi i poli politici: il centrodestra, accusato di aver vinto le elezioni del 2022 senza un programma e di governare senza una strategia, oscillando tra centralismo e appetiti di parte; il centrosinistra, descritto come frammentato, incapace di selezionare una leadership credibile e incline a sostituire l’azione di governo con il moralismo.

Un passaggio specifico è stato dedicato anche al rapporto tra politica e magistratura. De Luca ha richiamato la necessità di sobrietà e rispetto dei ruoli, condannando le reciproche “invasioni di campo” e fondando questa posizione anche sulla propria esperienza giudiziaria. Ha respinto tanto il giustizialismo quanto l’autodifesa corporativa della politica, rivendicando un equilibrio istituzionale come condizione della democrazia.

Una nuova piattaforma programmatica

Nella seconda giornata dei lavori, la proposta è stata articolata in modo più strutturato. La piattaforma è stata sintetizzata in tre aggettivi: autonomista, civica e progressista. Autonomista, nel senso di rivendicare per la Sicilia la scelta della propria classe dirigente senza condizionamenti esterni; civica, come risposta al crescente astensionismo e come ricostruzione di un radicamento municipale; progressista, intesa come rottura dei baronati e apertura a un reale ricambio generazionale. A questi principi sono stati affiancati alcuni indirizzi operativi: l’annuncio della presentazione della (sua) squadra di governo il 18 marzo a Palermo; la costituzione di un intergruppo “Liberi e Forti” all’Assemblea regionale; la definizione di un “contratto per la Sicilia” il 18 gennaio 2027, con un programma vincolante e regole chiare per la scelta del candidato presidente.

La Sicilia ai siciliani

In chiusura, il richiamo a Sturzo ha assunto il valore di un sigillo politico e morale. La politica è stata definita come dovere e non come vantaggio, come servizio e non come rendita. L’espressione “Sicilia ai siciliani” è stata così riletta non in chiave identitaria, e sostanzialmente velleitaria, ma come invito alla liberazione dall’immobilismo e dalle dipendenze che hanno a lungo frenato il destino dell’Isola.