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La tregua di Pontida regge. Salvini predica unità ma non cambia linea "nazionale"

Pontida (Bg), 19 set. (askanews) – Una Lega “forte, unita e libera. Da Nord a Sud”. Matteo Salvini arriva alle sette di sera all’evento dei giovani leghisti che precede il raduno di Pontida. E lì ribadisce ancora una volta la sua linea. Il Carroccio “vince solo se unito” e con un respiro nazionale. Altro che modello bavarese, quello auspicato dai ‘Nordisti’. E ai giovani il segretario – di fronte alle difficoltà della fase attuale del partito – raccomanda: “Ci vogliono coraggio, coesione, determinazione e pazienza, e non bisogna mai mollare. Mai montarsi la testa col vento in poppa, e mai deprimersi quando c’è da rimboccarsi le maniche”. Anche perchè “federalismo fiscale e autonomia sono risultati che oggi sono concreti dopo 36 Pontida. Trentasei…”.

La vigilia del raduno si svolge dunque senza particolari sorprese. I giovani insistono sui temi canonici della Lega salviniana: attacchi all’Europa, richieste di remigrazione per una “Europa cristiana e mai musulmana”. Ma anche l’autonomia, “battaglia che continua”. E poi gli omaggi a Umberto Bossi e Roberto Maroni, ribaditi anche da Salvini dal palco: “Siamo qui grazie a loro”. Ma nessuna contestazione: nè per gli alleati nè per il coordinatore della giovanile, il salviniano Luca Toccalini. Che dal palco annuncia il congresso entro fine ottobre: “Decideremo insieme il prossimo coordinatore, come abbiamo sempre fatto”.

Il confronto tra le diverse anime della Lega si gioca per oggi solo con le schermaglie. Massimiiano Romeo fa il suo giro nel pomeriggio, saluta i “Giovani Padani” con qualcuno che scherza: “Ora ci cacciano a tutti…”. Ma è fiducioso di poter intervenire dal palco: “E perchè non dovrei…”. Il segretario della Lega Lombarda ribadisce l’auspicio per una Pontida che “sia una festa”, senza contestazioni: “Mi auguro di no”. E però “Pontida è del popolo, ed è il poplo che decide”. Tanto più che “le questioni di fondo restano sul tavolo”. L’auspicio dunque è che “questo desiderio di rinnovamento partito dalla base, possa trovare la sua strada. Ovviamente tutti insieme perchè a noi piace il concetto di squadra”.

Poco dopo, nell’attesa di Salvini, il protagonista diventa Claudio Durigon: prima arrivano, e rumorosamente, i giovani leghisti del Lazio che irrompono nella sala dove si stanno già svolgendo i panel di confronto tra i giovani. E poi è il vice segretario fedelissimo di Salvini a prendersi la scena, con un’avanguardia di militanti del Sud già arrivati nelle montagne della bergamasca: “Da Nord a Sud una sola Lega, un solo capitano: Matteo Salvini”, recita lo striscione dietro cui si fa fotografare Durigon. Che snocciola i numeri dell’organizzazione messa in campo in vista di domani: “Seicento biglietti del treno, da Roma a Milano. E poi dalla Stazione Centrale i pullman fino a Pontida: alle 11 dovrebbero essere qui”. Una prova di forza, nel cuore dell’immaginario nordista.

Salvini nel suo intervento dal palco dei giovani non affronta direttamente la questione, ma sottolinea l’impegno dei militanti arrivati dal Sud, “che ci hanno messo qualche euro e qualche ora in più per essere qui”. E saluta in particolare i giovani del Lazio. Ma soprattutto manda un messaggio ecumenico: “Mi hanno invitato a mangiare i veneti, i toscani, i siciliani, i valtellinesi coi pizzoccheri e gli abruzzesi con gli arrosticini. L’unico problema qui è la panza…”. E chiude con un appello all’unità: “Stasera parlate e divertitevi tutti assieme, calabresi e piemontesi, lombardi e campani”. Ricordando quando era lui un giovane a Pontida, per poi ritrovarsi segretario: “Oggi tocca a me, negli anni futuri toccherà a qualcun altro… La forza della Lega non sono i singoli, i dirigenti o i ministri ma il popolo di Pontida”.