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La Ue presenta l’attesa riforma dell’Ets e il piano di elettrificazione

Bruxelles, 17 lug. (askanews) – La Commissione europea ha presentato oggi a Bruxelles due proposte chiave per le politiche climatiche ed energetiche dell’Unione: una proposta di revisione molto rilevante del mercato dei permessi di emissione di CO2 (l’Ets, ‘Emissions Trading System’), e un Piano d’azione per l’elettrificazione in tutti i settori dell’economia, con l’obiettivo indicativo di raddoppiarla nel 2040 (portandola al 46% dei consumi energetici complessivi) rispetto a oggi.

La riforma certamente non ‘sospende’ affatto l’Ets, come alcuni governi (tra cui l’Italia) chiedevano; ma, come ci si attendeva, introduce molti elementi di maggiore flessibilità, concessioni temporanee, decelerazione nei percorsi di riduzione delle emissioni, che rispondono alle richieste di una parte á dell’industria: innanzitutto, le quote di emissioni gratuite alle imprese ad alto consumo energetico continueranno in gran parte al di là di quanto era previsto finora; nel frattempo ci sarà anche un aumento delle quote gratuite, entro il percorso di riduzione inizialmente stabilito per il periodo 2026-2030. In termini di valore, questo aumento varrà per l’industria circa 10 miliardi di euro, di cui 4 miliardi già previsti in una recente proposta delle Commissione e 6 miliardi aggiunti con questa riforma dell’Ets.

Per i settori (cemento, ferro, acciaio e alluminio, fertilizzanti) a cui si applicano i ‘dazi climatici’ del ‘Meccanismo di aggiustamento del carbonio alle frontiere’ (Cbam), il percorso originario prevedeva una riduzione progressiva delle quote gratuite dal 2026 fino all’azzeramento totale nel 2034; ora questa scadenza verrà prorogata al 2038.

Un altro elemento importante è l’adeguamento del ‘fattore di riduzione lineare’ del tetto annuale complessivo di emissioni previsto dall’Ets (che è un sistema di ‘cap and trade’, in cui il ‘cap’, il tetto, viene appunto abbassato ogni anno). Finora, la riduzione era stata fissata al 4,3% annuo dal 2024 al 2027, con un aumento al 4,4% previsto dal 2028 al 2030. La proposta di riforma prevede ora di portare il fattore di riduzione al 3,7% dal 2031 al 2035, e all’1,7% per il periodo 2036-2040. Secondo la Commissione, tutto questo è in linea con l’obiettivo intermedio del 2040, già fissato dalla legislazione di Ue, di una riduzione delle emissioni complessiva (e non solo per i settori dell’Ets) del 90% rispetto al 1990.

La Commissione intende comunque condizionare le quote gratuite agli investimenti nella decarbonizzazione da parte delle industrie che le ottengono: le imprese avranno un primo 80% dei permessi di emissione gratuiti dietro presentazione dei loro piani di investimento in questo senso, e il restante 20% dopo l’attuazione di quei piani.

Inoltre, la ‘riserva di stabilità’ dell’Ets (‘Market Stability Reserve’, Msr), che ha il ruolo di ritirare dal mercato le quote di CO2 disponibili man mano che si riduce il tetto, rallenterà e ridurrà i suoi interventi, con un tasso di assorbimento dei permessi di emissione che sarà dimezzato dopo il 2030, passando dall’attuale 24% al 12%.

Infine, il sistema Ets verrà allargato ancora, innanzitutto al settore dell’incenerimento dei rifiuti urbani, con un’integrazione graduale tra il 2031 e il 2034, anche allo scopo di incentivare il ricorso a sistemi di cattura e stoccaggio della CO2 (Ccs): in pratica, gli inceneritori senza Ccs dovranno pagare i permessi di emissione.

E delle novità sono previste anche per altri due settori in cui l’Ets ha già cominciato a essere applicato: l’aviazione civile e il settore marittimo. Nell’aviazione, finora i permessi di emissione riguardavano solo i voli entro lo Spazio Economico Europeo (Ue più Islanda, Norvegia e Liechtenstein), e con la Svizzera e il Regno Unito. Ora verranno inclusi, a partire dal 2029, tutti i voli entro un raggio di 5.000 Km dal centro dell’Europa e tutti i voli con jet privati.

Nel settore marittimo, l’Ets si applica dal 2024 a tutte le navi da carico e passeggeri di stazza lorda superiore alle 5.000 tonnellate, che fanno scalo nei porti dello Spazio economico europeo. Ora verranno incluse anche le navi più piccole, dalle 5.000 alle 400 tonnellate.

Per quanto riguarda l’elettrificazione, il piano della Commissione è stato spiegato in modo molto convinto dal commissario all’Energia, Dan Jorgensen, durante una conferenza stampa oggi a Bruxelles. L’obiettivo di portare la quota di elettricità nel consumo finale di energia dell’Ue al 46% entro il 2040 è ambizioso, se si tiene conto del fatto che negli ultimi 10 anni quella quota è rimasta praticamente uguale, al 23%.

Si tratta, per ora, di un ‘piano’ che prevede un obiettivo ‘indicativo’, ma che potrebbe diventare vincolante, soprattutto se vi sarà il sostegno unanime degli Stati membri, che è necessario per approvare importanti modifiche legislative, quanto meno per coordinare, se non armonizzare, a livello europeo i sistemi di tassazione dell’energia, che variano molto nei diversi Stati membri, con una tendenza generale (particolarmente evidente in Italia, ma non solo) a penalizzare l’elettricità rispetto alle fonti fossili.

Le proposte legislative vere e proprie saranno presentate probabilmente il prossimo autunno, quando la Commissione dovrà presentare il pacchetto post 2030, per adeguare le misure energetiche e climatiche al nuovo obiettivo della riduzione delle emissioni del 90% nel 2040, rispetto al 1990, così come aveva fatto per l’obiettivo di riduzione del 2030 (55%) nel precedente mandato di Ursula von der Leyen, con il pacchetto ‘Fit for 55’.

Il piano mira a diminuire notevolmente le bollette energetiche delle famiglie e delle imprese, e si concentra soprattutto sugli ostacoli all’elettrificazione che la Commissione vorrebbe rimuovere: oltre alla tassazione che penalizza l’elettricità, l’ancora eccessiva importazione di fonti fossili, l’uso irrazionale e costoso delle reti di trasmissione e distribuzione, lo stoccaggio insufficiente dell’energia rinnovabile, i costi troppo alti della conversione all’elettricità nei settori dei trasporti, della produzione industriale, degli edifici (soprattutto con il mancato sviluppo a livelli adeguati, finora, delle pompe di calore).

Secondo la Commissione, conseguire l’obiettivo dell’elettrificazione al 46% significherebbe ridurre le importazioni di gas nell’Ue del 70% e quelle di petrolio del 40%, con un risparmio di 260 miliardi di euro all’anno. Anche i costi della generazione di elettricità verrebbero ridotti notevolmente, del 20% circa, e anche le emissioni di CO2 verrebbero ridotte del 20% nel 2040 rispetto a oggi.

Il piano prevede, tra l’altro, una razionalizzazione delle reti e della distribuzione con la promozione dei sistemi ‘intelligenti’ (‘smart meters’ e ‘smart grids’) che concentrano i consumi nei periodi in cui l’elettricità costa meno, e con obiettivi di stoccaggio dell’energia (200 gigawatt entro il 2030) e di ulteriore sviluppo delle rinnovabili (100 gigawatt in più ogni anno).

Nel settore edilizio, l’obiettivo indicato è quello di raddoppiare le installazioni delle pompe di calore entro il 2030, rispetto al 2025. Nel settore dei trasporti, mentre cominciano finalmente a migliorare i dati sulla vendita dei veicoli elettrici (22,3% in più nel 2026), si punta a sviluppare il ‘social leasing’ (il noleggio a basso costo di auto elettriche alle famiglie con redditi medio-bassi), ad accelerare l’elettrificazione dei veicoli ‘heavy duty’ per il trasporto delle merci, e a sviluppare il potenziale dell’elettrificazione nel settore marittimo. Nell’industria, la Commissione ricorda che è già possibile l’elettrificazione del 60% della domanda energetica, oggi basata sui carburanti fossili.

‘Dalla chiusura dello Stretto di Hormuz – ha ricordato il commissario Jorgensen -, in Europa abbiamo pagato oltre 50 miliardi di euro in più per la nostra energia. Si tratta di oltre 50 miliardi di euro in più, senza aver ricevuto energia aggiuntiva, nemmeno una singola molecola in più. Questo ci dimostra quanto siamo vulnerabili, quanto sia economicamente insostenibile dipendere dall’energia esterna. Abbiamo bisogno della nostra energia prodotta qui da noi. Ne abbiamo bisogno anche per essere leader nella lotta contro il cambiamento climatico: stiamo vivendo una delle estati più calde di sempre, se non la più calda in assoluto. Le persone stanno morendo a causa delle ondate di calore’.

‘E ne abbiamo bisogno – ha sottolineato il commissario – per ragioni di competitività. Dobbiamo sostituire le molecole nere, costose e inquinanti’ del gas e del petrolio ‘con elettroni economici, puliti e prodotti a casa nostra. E per questo non basta produrre più energie rinnovabili e più nucleare; certamente è necessario, ma non è sufficiente. Abbiamo anche bisogno di utilizzare effettivamente questi elettroni nelle nostre economie, per riscaldare le nostre case, i nostri edifici, per guidare le nostre auto, per produrre nella nostra industria’.

‘Il messaggio che rivolgiamo oggi all’Europa è chiarissimo: Scegliete l’elettricità al posto dei combustibili fossili. Scegliete gli elettroni verdi al posto delle molecole nere. Scegliete bollette più basse. Aria più pulita. Risorse prodotte in patria. Scegliete la trasformazione al posto della stagnazione. La stabilità al posto dell’instabilità. La sicurezza al posto della vulnerabilità. In poche parole – ha concluso Jorgensen -, scegliete il futuro al posto del passato: perché l’era dei combustibili fossili sta volgendo al termine. E per l’Europa, il futuro è energia pulita ed elettrificazione’. (fonte immagine: Europea Union).