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domenica, 18 Gennaio, 2026
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La vitalità del vuoto: se non c’è spazio il Nuovo nasce altrove

Quando tutto è occupato, nulla nasce: il vuoto come condizione della vita, della relazione e dell’evento che rompe l’ordine chiuso dell’esistente.

“…perché non c’era posto 

per loro nell’albergo” (Luca, 2,7).

 

Che cos’è che ‘fa vivere’? 

Una domanda esistenzialista, privata quanto si vuole, ma che è fuoriuscita da tempo dai lettini degli psicanalisti ed ha contagiato anche organizzazioni e istituzioni, visto che queste, in un tempo di eclisse dell’autorità e delle obbedienze, stanno oggi logorandosi su come risultare attrattive e rigenerative per le persone cui si rivolgono, non avendo più nessun farmaco di sicuro successo. Lo abbiamo qui scritto a proposito delle chiese che non agganciano più l’inespresso spirituale delle persone. Od anche a proposito di relazioni vitali che le istituzioni non sono capaci di intercettare, di suscitare, di dimostrare. Di testimoniare.

“Ci sedemmo dalla parte del torto, visto che tutti gli altri posti erano occupati”

 Questo conosciuto e sempre suggestivo aforisma di Brecht dice molte cose sul nutrire aspettative di cambiamento se non addirittura rigenerazioni vitali quando non c’è spazio.

Per accogliere la novità di un bambino i genitori preparano lo spazio in casa. Il primo spazio che però manca al Nuovo è dentro di noi. Ognuno è totalmente riempito di se stesso. 

Senza spazio sono percepiti anche soggetti istituzionali, enti, strutture e mondo organizzativo.

È proprio questo il sotteso della 50ma Settimana Sociale del 2024 a Trieste, il cui tema è stato “Al cuore della Democrazia, partecipare tra storia e futuro”. Ogni istituzione oggi è ‘senza’: chiese senza fedeli, partiti senza iscritti, associazioni senza soci, famiglie senza figli (e senza adulti),… Osservava  nella presentazione in Università Cattolica a settembre 2023 la Prof.ssa Granata del Comitato Scientifico e Organizzatore: “La gente in fondo non è distante, ma dentro non ci vuole più stare, non riesce più a starci; non è tanto ‘contro’ ma fa senza, e se si andasse a vedere ci si accorgerebbe che è accampata fuori”. Magari anche non distante, ma fuori.

Fare posto. Cioè spazi liberi per far riabitare. Anche rischiando

Nel 1969 Prezzolini pubblica Dio è un rischio (poi rieditato con un carteggio inedito con Papa Paolo VI), che lo scrittore dichiara essere “il commiato d’un vecchio dai giovani d’oggi e un annunzio a coloro che nasceranno dai giovani d’oggi”.

Prezzolini dice subito che “chiunque abbia un Dio che debba trovare un posto” bisogna si domandi di che dio si tratta se non sa dove metterlo. Ma, appunto, Dio è un rischio. Il contrario del dio degli eserciti dei tanti poteri in guerra nel mondo. Nessuno checché giuri sulla Bibbia o il Corano vuol mettersi in casa questo rischio. Sicché pregare è qualsiasi cosa fuorché un Ascolto, perché nessuno ha più un briciolo di silenzio  per sentire altro da se stesso.

Quando tutto torna il Nuovo non nasce

Ma… a cosa serve il Nuovo? A respirare, a vivere. Essere davvero vivi, e non semplicemente viventi, dice Jullien. La capacità di esistere fuori dall’immediata realtà, di aprirsi al futuro e alla Relazione con l’altro.

È l’evento improvviso, in-audito, che ci rivela a noi stessi. Quella cosa che il filosofo e sinologo francese, ateo, trova nel quarto Vangelo (Risorse del cristianesimo – Ma senza passare dalla via della fede, Ponte alle Grazie, 2019).

Il cristianesimo? L’imbattersi in una Rivelazione che dona vita piena

Nel Vangelo di Giovanni viene infatti concepita per la prima volta la possibilità di un evento radicalmente nuovo, inaudito appunto, completamente privo di legami con quanto lo precede, che può cambiare l’esistenza personale e la Storia in maniera decisiva. Viene offerta la possibilità di una vita autentica, vita zampillante e sovrabbondante, vita intesa come sviluppo ed espansione delle possibilità e delle consapevolezze.

Le risorse che esistono ancora inalterate nel cristianesimo hanno per Jullien ‘un potere luminoso’, capace di far sorgere il giorno da qualsiasi notte.

 

N.B. Prima parte, il seguito dell’articolo sarà pubblicato domani.