A voler essere irriguardosi, ai confini quasi della maleducazione, verrebbe da segnalare che ai nostri giorni la sorte del mondo resta largamente affidata alle politiche messe in campo da un palazzinaro e da una spia.
Il linguaggio è crudo, e forse eccessivo, lo riconosco. Eppure non deve essere un caso se oggi a capo degli Stati Uniti è stato rieletto un signore che ha passato gran parte del suo tempo a comprare e vendere immobili. E se da più di vent’anni a governare il Cremlino siede un altro signore che ha cominciato la sua scalata facendo l’agente segreto per conto dell’allora famigerato Kgb.
Certo, la politica non è un ordine professionale, di quelli che pretendono di regolare i percorsi secondo logiche corporative. Per sua natura essa deve essere accessibile a tutti, e il metro di misura che ne definisce le gerarchie e gli equilibri resta quello della volontà popolare (chiara a Washington, un po’ meno a Mosca, come è noto). Ma non può essere considerato irrilevante che a impugnare le redini si trovino due signori che sono stati così largamente pla-smati dai loro mestieri di prima.
Così che uno sembra dare valore più di ogni altra cosa agli scambi che si intessono intorno al mercato immobiliare. Mentre l’altro sembra trovarsi fin troppo a suo agio in quel retrobottega dell’intelligence dove si scrutano segreti, si confezionano dossier, si ordiscono trame, si vive largamente di nascosto. Non si vorrebbe mancare troppo di riguardo ai potenti della terra (che poi non sembrano così indulgenti verso i loro critici). Ma la politica dovrebbe essere un’altra cosa.
Fonte: La Voce del Popolo – 3 aprile 2025
[Articolo qui riproposto per gentile concessione del direttore del settimanale della diocesi di Brescia]