Una politica che incespica
Su La Repubblica, in un articolo ben documentato, Federico Rampini ci dice delle contraddizioni di linea politica sia dei Conservatori che dei Democratici sul tema della immigrazione illegale. Fu Clinton a dare l’avvio alla costruzione del muro di confine con il Messico ed Obama ad accusare Bush di lassismo, “perché la destra americana faceva gli interessi dei padroni, sempre favorevoli a sfruttare manodopera a buon mercato”.
Dopo l’omicidio dell’afroamericano Floyd, furono poi i sindaci democratici ad avviare la campagna “de-fund police”, taglio di fondi alla polizia, restando inerti di fronte alle violente proteste del Black Lives Matter e altri gruppi conniventi, con tanto di commissariati incendiati.
Così via continuando fino a Trump e alla battaglia, con i modi truculenti di Bovino, per ripristinare l’ordine e le regole, per arrivare, appena giorni fa, all’esecuzione di Alex Pretti, che correrà il rischio nella storia di avere più fama di quella di Pretty Woman.
Minneapolis e il braccio violento della legge
The Donald ha deciso ora di indirizzare il non mite Bovino ad altri pascoli. Forse ha compreso che non è più caso di ispirarsi al motto di Sandro Pertini che diceva doversi rispondere “a un brigante con un brigante e mezzo”.
Per riportare un po’ di calma ha incaricato il duro Tom Homan, considerato anche “lo zar delle frontiere” e ideologo delle politiche anti-immigrazione, che accompagnerebbe alla risolutezza dell’azione anche il rispetto delle regole di diritto.
Forse Trump, per tirarsi fuori dagli impicci, ha avvertito la suggestione di una figura alla Tom Hagen, il consigliere de Il Padrino che accompagnava la spietatezza del suo boss Don Vito Corleone con la mediazione della parola per ogni eventuale componimento bonario.
Il bene e il male, confusione delle parti
Il mondo si divide sempre tra buoni e cattivi, dove non è sempre agevole distinguere chi sia dalla parte del torto e della ragione.
Nell’universo parallelo dei cartoon il famoso gatto Tom deve sbarazzarsi del topo Jerry e non è chiaro se il piccolo intruso sia legittimato alla sua piccola abitazione o vada messo fuori casa.
In ogni caso c’è un tam tam nelle piazze e sui social che ha convinto Trump a scendere a patti con il governatore democratico del Minnesota, Tim Walz. È il tentativo di trovare una qualche forma di linea comune meno ruvida, ma ugualmente efficace, per arginare le bande di delinquenti che infestano, sia ben chiaro, quel territorio.
Questa intesa non li porterà a ballare un valzer insieme ma produrrà minori errori ed apprensioni da quelle sollevate, ad esempio, dal senatore repubblicano Thom Tillis che, sull’uccisione di Pretti, alza ad alta voce sospetti su “funzionari tentati di chiudere l’indagine prima di aprirla”.
Ci si augura, a fare le indagini, qualcuno che abbia la tempra di Tintin, il protagonista di un fumetto degli anni ’30, che faceva la parte di un giovane intrepido reporter privo di timidezze e timori per arrivare alla verità dei fatti.
La speranza è che possa trovarsi la maniera di ripristinare il diritto sia nell’azione delle forze di polizia, non arretrando di un centimetro nel perseguire una delinquenza che mina sfrontatamente la sicurezza del vivere civile. Forse da oggi in poi potrebbe bastare una dolce fermezza, o forse una fermezza senza aggettivi e senza sangue.
