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domenica, 30 Novembre, 2025
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L’arte di farsi del male: la sinistra tra tattica e autolesionismo

Nel confronto imposto da Meloni sull’identità dell’opposizione, Conte offre il fianco e divide il campo progressista, mentre la sinistra rinuncia al tentativo di una strategia unitaria e alimenta la leadership della premier.

L’incastro Meloni–Schlein–Conte

Già è difficile risalire la china per tentare di raggiungere la maggioranza del consenso elettorale, se poi, a sinistra, alle indubbie capacità di conduzione tattica della premier si aggiunge il comportamento tafazziano dell’On. Giuseppe Conte, tutto risulta più complicato.

All’invito rivolto alla Schlein dalla Meloni di partecipazione all’imminente incontro di Atreju, la segretaria del PD aveva accettato, purché potesse avvenire un confronto diretto Meloni–Schlein.

Furbesca la manovra meloniana che, raccogliendo la disponibilità di Conte, replicava che “non spettava a lei scegliere il/la leader dell’opposizione”, per cui confermava la disponibilità di un incontro–confronto a tre: Meloni–Schlein–Conte.

Un modo furbesco per evidenziare le divisioni a sinistra. Furba, dunque, la Meloni a chiedere il confronto a tre; opportunista il leader M5S a prestarsi al giochetto, intelligente la risposta della Schlein alla presidente del Consiglio: se si vuole partecipare al plurale, anche Meloni venga insieme al suo alleato Salvini.

Conte e la realtà della rappresentanza

Non sorprende l’atteggiamento del leader del M5S che, dopo la perdita della guida dell’esecutivo, punta a una possibile ricandidatura che, tuttavia, deve fare i conti con la realtà.

Nelle ultime tre vicende elettorali regionali (Veneto, Campania e Puglia) il PD ha ottenuto il quintuplo dei voti del M5S, per cui realismo vorrebbe che Conte tenesse conto di questi dati.

O la leadership dell’opposizione spetta al partito che raccoglie più voti o, in alternativa, si accettino primarie di coalizione. Continuare nell’agitazione permanente contiana si fa solo il gioco della Meloni e il protagonista Conte, più che l’aspirante alla guida del governo, rischia di fare la figura del “Tafazzi” di turno.

La legge elettorale e il destino del sistema politico

Continuo a ritenere che solo con il ritorno alla legge proporzionale con preferenze si potrebbe favorire, con la più ampia partecipazione al voto, la possibile ricomposizione di un centro forte e il pieno rispetto delle norme costituzionali (artt. 48 e 51 della Costituzione).

Se, invece, rimanesse l’attuale legge maggioritaria del Rosatellum o una versione peggiorata, simil legge Acerbo 2.0, come sembrerebbe essere negli intendimenti della maggioranza (premio di maggioranza alla coalizione prevalente ed eliminazione dei collegi uninominali, col terrore di perdere quasi tutti quelli del Sud), è evidente che sarebbe riconfermata la tendenza al bipolarismo forzato, vigente dalla riforma infausta del Mattarellum…

La scelta che incombe sull’area cattolica democratica

In tal caso, anche per noi dell’area politica cattolica: democratica, liberale e cristiano–sociale, si porrebbe netta la necessità di una scelta: a destra o a sinistra.

A quel punto, dovendo restare fedeli ai nostri orientamenti valoriali, credo che, almeno noi eredi della sinistra sociale democratico–cristiana, non potremmo che concorrere a sostenere liste e candidati alternativi alla destra nazionalista e sovranista, con l’impegno a difendere e attuare i dettami della Costituzione repubblicana, messi pericolosamente in discussione dall’attuale maggioranza di governo.