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mercoledì, 4 Febbraio, 2026
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Le famiglie affidatarie, una risorsa nascosta della società

Accogliere per vocazione: quando la responsabilità genitoriale diventa un gesto silenzioso di cura, capace di restituire ai minori fragili un orizzonte di affetti, stabilità e futuro.

Quando la famiglia viene meno

La cronaca racconta storie di minori a cui la vita sottrae la presenza e l’accudimento dei genitori naturali. Può trattarsi di accertata incapacità ad esercitare la responsabilità genitoriale, di veri e propri abbandoni, di comportamenti valutati inadeguati dall’autorità giudiziaria, di pene detentive con l’allontanamento del padre o della madre (o di entrambi) dal nucleo familiare, a volte di cause di forza maggiore (ad esempio malattie) che impediscono ai genitori naturali di adempiere ai loro doveri.

Cosa succederebbe a questi bambini – taluni in tenera età – o adolescenti, che vivono una delle fasi più delicate dell’esistenza, se non subentrassero istituti giuridici di tutela in grado di farsi carico di questa assenza, attraverso la presa in carico dei minori e dei loro vissuti, così gravidi di sofferenza e di ferite nascoste?

La comunità come soluzione provvisoria

In assenza di parenti adeguati, la necessità di un’accoglienza sollecita e protettiva suggerisce un’opzione comunitaria: quelle strutture che un tempo si chiamavano “collegi”. Qualche volta si tratta di una scelta voluta dai ragazzi stessi, pronti a tutto pur di sottrarsi a situazioni esistenziali insostenibili.

Altre volte, più spesso, si tratta di una soluzione vissuta con angoscia e desolazione, una sconfitta rispetto ai coetanei che hanno la fortuna di vivere in famiglia. Sovente la comunità è un provvidenziale luogo di transito, in attesa di una sistemazione più stabile.

 

Laffido: una casa, non un ripiego

Quella sistemazione più stabile è rappresentata dalla famiglia affidataria, dove pazientemente si può ricostruire un contesto di accoglienza e di affetti, di intimità domestica, di regole condivise, di buon esempio.

Ci sono famiglie che con pazienza e generosità si rendono disponibili ad accogliere nella propria casa bambini e adolescenti: li curano, li accudiscono, si occupano di loro con l’affetto e la dedizione di cui la vita, per un motivo o per l’altro, li ha privati. Molto spesso si tratta di genitori affidatari che hanno già una propria prole, e ciò rappresenta per i bambini affidati un valore aggiunto, perché possono vivere con coetanei l’esperienza di una nuova vita familiare.

Genitori per vocazione

Sommessamente vorrei ricordare queste persone che fanno del bene: padri e madri che non fanno distinzione di amore tra i propri figli e quelli altrui. Pur sapendo che un giorno, forse, dovranno restituirli alle famiglie naturali, e che non sarà un sollievo ma una rinuncia.

Non sono genitori “supplenti”, ma genitori per vocazione. Operano spesso in silenzio, gratuitamente, senza farsi pubblicità. In un mondo che ci sta abituando al male e al peggio, il bene non fa mai notizia.

Affido e adozione: una differenza di orizzonte

L’istituto giuridico dell’affido non è una diminutio rispetto alla vera e propria adozione. Differisce solo per la durata, prevedibilmente a termine, in vista di una restituzione ai genitori naturali, ovvero di un successivo provvedimento di adozione che può riguardare gli stessi affidatari o altri.

Responsabilità, garanzie, impegno

Sul piano delle cautele richieste per procedere a un affido, è necessario verificare tutte le garanzie di adeguatezza, serietà, disponibilità oggettiva, condizioni economiche per il mantenimento, continuità e requisiti morali dell’impegno che ci si assume.

I genitori affidatari sono consapevoli dei limiti temporali del mandato, ma sono persone che accettano questa responsabilità per sottrarre i minori a una fase di incertezza e precarietà della loro vita. Come detto, lo fanno per vocazione.

Essere genitori non è un mestiere

Essere genitori non è un mestiere, ma l’espletamento di una relazione affettiva primaria che valorizza e amplia il ruolo naturale e sociale della famiglia.