Il motore europeo che non si accende
È durato poche ore il motore italo-tedesco guidato da Merz e Meloni in vista di un nuovo traguardo europeo. Giusto il tempo di scoprire che l’uno pensa a un’Europa anti-Maga — se così si può dire — e l’altra pensa l’esatto opposto. Eppure quel nodo è cruciale se ci si vuole intendere su quale sia l’Europa che si coltiva.
Atlantismo sì, trumpismo no
È ovvio che la politica atlantica resta un punto fermo per chiunque abbia a cuore la sicurezza comune. Ma è altrettanto evidente che la politica trumpiana, riassunta nella sigla Maga, non tiene in alcun conto il nostro insieme di paesi, regole, tradizioni e costumi politici. Lo hanno confermato, con toni diversi, le intemerate del presidente Usa, del suo vice JD Vance e del segretario di Stato Mark Rubio, sia pure con qualche prudenza diplomatica in più.
Il rischio di una deriva anti-europea
Tutto questo avrà conseguenze anche sulla nostra politica interna. L’ansia meloniana di non dispiacere la Casa Bianca spinge infatti il centrodestra verso una deriva sottilmente anti-europea, o almeno assai lontana dal sentire dei padri fondatori e di quanti se ne proclamano — qualche volta indegnamente — eredi.
Si poteva pensare che la responsabilità di abitare a Palazzo Chigi potesse orientare la premier verso gli esiti di una prudente e accorta forma di conservatorismo europeo. Ma sembra invece che le cose stiano prendendo la direzione opposta. E perfino la troppa carineria diplomatica verso quel vero e proprio inganno che è il Board of Peace inventato da Trump getta un’ombra sul futuro della politica estera del nostro Paese.
Fonte: La Voce del Popolo – Giovedì 19 febbraio 2026
[Testo qui riproposto per gentile concessione dell’autore e del direttore del settimanale della diocesi di Brescia]
