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martedì, 3 Febbraio, 2026
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Lega, Salvini "spinge" fuori Vannacci "il disertore": è come Fini

Milano, 3 feb. (askanews) – Roberto Vannacci rivendica di essere “l’unica destra”, Matteo Salvini lo bolla con il marchio più infame per un militare: “Disertore”. Arriva così all’epilogo la liason politica tra “il generale” e “il capitano”: dopo neanche un anno – 10 mesi per l’esattezza – Vannacci lascia la Lega e lancia il suo “Futuro Nazionale” guardando alle politiche del 2027; Salvini risponde chiudendo la porta del centrodestra, cacciandolo dal gruppo dei Patrioti e liquidandolo così: “Fa il gioco della sinistra, ricordatevi la parabola di Fini”.

L’incontro tra i due, avvenuto lunedì a Roma, dunque non scioglie i nodi sul tappeto, la richiesta di una maggiore “agibilità politica” di Vannacci all’interno della Lega e la possibilità di “pesare” di più all’interno del partito con l’ingresso degli iscritti al “Mondo al Contrario”. Ma nulla trapela. La notizia esce solo nella mattinata di martedì. Vannacci non ha ancora annunciato nulla, ma dalla Lega fanno sapere: “Nè urla nè scenate, ma ormai ha deciso di uscire”. Bruciato dunque l’annuncio dell’eurodeputato, che se pure avesse ancora avuto qualche dubbio su tempi e modi, nel primo pomeriggio non può che ufficializzare: “Proseguo la mia strada da solo e vado lontano. Il mio impegno – da sempre – è quello di cambiare l’Italia. Farla tornare un Paese sovrano, sicuro, libero, sviluppato, prospero ed esclusivo. Amo la mia Patria e voglio continuare a combattere per lei stando lontano da impicci, compromessi di convenienza e inciuci”. Riferimento in particolare al sì della Lega sul decreto Ucraina, contro il quale Vannacci ha operato il primo strappo grazie al “no” di due deputati leghisti a lui vicini, Sasso e Ziello. “La mia destra non è un menu à la carte, non è una sinistra sbiadita e un po’ meno alla moda – accusa ancora Vanancci – non è a geometria variabile come la famiglia queer e soprattutto non è moderata. Nessun pugile vince un incontro tirando ganci moderati. La mia destra è vera, coerente, identitaria, forte, orgogliosa, convinta, entusiasta, pura e contagiosa. È l’unica destra che io conosca. Chi mi ama mi segua. Io inseguo un sogno e vado lontano”.

Passano poche decine di minuti, e Salvini ribatte ancora via social, mentre è in corso il Consiglio Federale del partito, con un post insolitamente lungo per il suo stile comunicativo. La scelte è “picchiare” sui temi della “lealtà” e dell'”onore”, cari all’immaginario della destra ma anche a quello del mondo militare: i verbi scelti per descrivere l’operazione Vanancci sono “disertare” e “tradire”. E poi la richiesta di lasciare il seggio a Bruxelles, “per coerenza”: “Ma la risposta – dirà in serata Salvini – ve la lascio immaginare… Per qualcuno conta più la poltrona della parola”.

In tv e in radio Salvini si dice convinto che “Vannacci non porterà nessuno nel suo partito”, ma certo i numeri dei sondaggi (sopra il 3% oggi per un sondaggio Yourtrend per SkyTg24) qualche preoccupazione la destano: tra i leghisti ci si fa forza pensando che “da qui alle politiche la strada è ancora lunga”, ma al tempo stesso c’è la consapevolezza che la competizione da destra di un soggetto non gravato da responsabilità di governo può essere pesante, sopratutto sui temi che la Lega di Salvini ha sempre cavalcato, a partire da immigrazione e sicurezza.

Ecco allora che l’uscita di Vannacci ridà fiato a chi non ha mai gradito la svolta a destra della Lega nazionale. Luca Zaia è il primo a parlare: “Vannacci era un corpo estraneo”, dice secco. Ma al Federale anche altri dirigenti di primo piano del partito – da Fedriga a Molinari – esultano per quella che viene vista come una “opportunità” per la Lega di tornare ad essere “il partito dei territori”.