Verso una nuova Europa
Intanto che i giornalisti Gilletti e Ranucci si azzuffano tristemente tra di loro, alle cronache è la notizia, tra i titoli di testa, di quelle che devi leggere per forza. Sta cambiando l’Europa, almeno così si racconta, e si spostano gli equilibri al suo interno nella speranza riesca a restare in piedi piuttosto che rovinare a terra. Sembra torni di moda l’asse Roma-Berlino scrivendo l’asse con la “a” minuscola per non impressionare la memoria della storia. La Germania, solo per dirne una, è un po’ in affanno. È a secco di gas russo e sta perdendo quote importanti dal mercato cinese, non roba da poco.
La faccenda sta provocando un qualche risentimento di Parigi che teme aria di tradimento. Ha dato ipotesi ad un debito comune europeo per far fronte alle spese militari per rinforzare la casa europea ma Berlino fa orecchie da mercante. Risulta morto, oltretutto, il programma FCAS e la costruzione del super caccia a cui stavano mettendo mano i due paesi.
Un imprevisto sottobraccio
L’asse è una parola polisemica, vanta due significati. Ha il senso di un perno su cui ruota cosa vi si appoggia, una preziosa linea immaginaria che fa da spina dorsale ad una carne che altrimenti non si sosterebbe. Ma anche il significato di una tavola, magari bene imbandita, a cui potersi virtualmente sedere per mangiare qualcosa di gustoso insieme.
Carducci l’intendeva in modo più tetro quando poetava: “Ma più onoro l’abete: ei fra quattr’assi, Nitida bara, chiuda al fin li oscuri Del mio pensier tumulti e il van desio”.
In un Carosello degli anni ‘60, nell’invenzione dello sketch, a fronte di un problema da risolvere, scattava un ritornello che recitava: “Ecco qua ci penso io, qui ci vuole zia Nenè, è simpatica e cortese e sa far tutto da sé”.
Me-Me o ma-ma
La Francia forse teme che ad un rifiuto di una sua proposta possano seguirne altri. Un eventuale prossimo allarmante né-né, “Né questo, né quello”, duro da digerire. Forse è in apprensione per un cambio di vocali con una zampetta in più dove la “m” soverchia la “n”. Merz e Meloni, un Me-Me a cui potrebbe opporre l’obiezione di un “ma-ma”.
La partita è tutta da giocare.
