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sabato, 17 Gennaio, 2026
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Libertà e solidarietà: perché Sturzo parla ancora all’Italia di oggi

In un’epoca di polarizzazioni e sfiducia, il popolarismo sturziano offre un metodo: democrazia sociale, autonomie vive, sussidiarietà e difesa delle libertà. Un’eredità che dalla lotta al fascismo arriva fino alla Costituzione e interroga il presente.

“Liberi e forti”, ancora oggi

Perché “liberi e forti” può essere detto ancora. Perché quell’appello può essere rinnovato oggi, in un tempo segnato da incertezze, polarizzazioni e diffidenza verso una politica sempre più tentata dalla spettacolarizzazione.

L’esperienza di Luigi Sturzo ricorda che la democrazia vive solo se partecipata, radicata nei territori e capace di tenere insieme libertà e solidarietà: una lezione che, a oltre un secolo di distanza, non perde forza e anzi sembra adattarsi con sorprendente precisione alle urgenze del presente.

Il popolarismo come infrastruttura democratica

Agli inizi del Novecento il popolarismo introdusse nell’Italia liberale postunitaria principi decisivi: democrazia sociale, autonomia delle istituzioni, partecipazione dei cittadini, rifiuto di ogni autoritarismo. Il nuovo partito, ispirato a valori cristiani ma dichiaratamente laico, pluralista e democratico, si apriva a credenti e non credenti.

Sturzo rifiutava lo statalismo e immaginava una democrazia fondata su autonomie vive — comuni, associazioni, cooperative, sindacati — in una logica sussidiaria dove libertà sociale e libertà politica sono inseparabili. Da qui anche riforme ancora attuali: la proporzionale come strumento di rappresentanza plurale, il decentramento amministrativo, la tutela della piccola proprietà e del lavoro agricolo, politiche sociali avanzate.

Antifascismo, coerenza, eredità repubblicana

Sturzo fu tra i primi a denunciare il pericolo del fascismo e pagò con l’esilio la propria coerenza: un’opposizione non ideologica, ma ancorata alla difesa delle libertà civili e del pluralismo, anche quando ciò comporta conseguenze scomode.

Dallo scioglimento del Partito Popolare Italiano nel 1926 nacque, nel dopoguerra, la tradizione della Democrazia Cristiana, che guidò la ricostruzione e contribuì in modo decisivo alla Costituzione italiana. Molti elementi sturziani — la centralità della persona, l’equilibrio tra libertà e solidarietà, il ruolo delle autonomie — sono entrati stabilmente nel lessico politico italiano.

Restano un promemoria attuale: serve una politica che non tema la complessità, che unisca valori e pragmatismo, e che rimetta al centro la dignità della persona e la vitalità della società civile, oggi troppo spesso marginalizzate.