“Liberi e forti”, ancora oggi
Perché “liberi e forti” può essere detto ancora. Perché quell’appello può essere rinnovato oggi, in un tempo segnato da incertezze, polarizzazioni e diffidenza verso una politica sempre più tentata dalla spettacolarizzazione.
L’esperienza di Luigi Sturzo ricorda che la democrazia vive solo se partecipata, radicata nei territori e capace di tenere insieme libertà e solidarietà: una lezione che, a oltre un secolo di distanza, non perde forza e anzi sembra adattarsi con sorprendente precisione alle urgenze del presente.
Il popolarismo come infrastruttura democratica
Agli inizi del Novecento il popolarismo introdusse nell’Italia liberale postunitaria principi decisivi: democrazia sociale, autonomia delle istituzioni, partecipazione dei cittadini, rifiuto di ogni autoritarismo. Il nuovo partito, ispirato a valori cristiani ma dichiaratamente laico, pluralista e democratico, si apriva a credenti e non credenti.
Sturzo rifiutava lo statalismo e immaginava una democrazia fondata su autonomie vive — comuni, associazioni, cooperative, sindacati — in una logica sussidiaria dove libertà sociale e libertà politica sono inseparabili. Da qui anche riforme ancora attuali: la proporzionale come strumento di rappresentanza plurale, il decentramento amministrativo, la tutela della piccola proprietà e del lavoro agricolo, politiche sociali avanzate.
Antifascismo, coerenza, eredità repubblicana
Sturzo fu tra i primi a denunciare il pericolo del fascismo e pagò con l’esilio la propria coerenza: un’opposizione non ideologica, ma ancorata alla difesa delle libertà civili e del pluralismo, anche quando ciò comporta conseguenze scomode.
Dallo scioglimento del Partito Popolare Italiano nel 1926 nacque, nel dopoguerra, la tradizione della Democrazia Cristiana, che guidò la ricostruzione e contribuì in modo decisivo alla Costituzione italiana. Molti elementi sturziani — la centralità della persona, l’equilibrio tra libertà e solidarietà, il ruolo delle autonomie — sono entrati stabilmente nel lessico politico italiano.
Restano un promemoria attuale: serve una politica che non tema la complessità, che unisca valori e pragmatismo, e che rimetta al centro la dignità della persona e la vitalità della società civile, oggi troppo spesso marginalizzate.
