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giovedì, 12 Febbraio, 2026
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Lo spirito costituente di Alcide De Gasperi

Prolusione tenuta su invito dell’Università di Trento, in occasione dell’inaugurazione dell’Anno accademico 2025-2026 e della intitolazione della Biblioteca universitaria centrale (Buc) ad Alcide De Gasperi.

 Un classico della democrazia europea

De Gasperi è un classico della democrazia europea. I classici non riposano solo negli scaffali, sono tra noi, determinano le nostre forme di vita. La cultura politica di De Gasperi racchiude l’ideale democratico settecentesco e il Risorgimento mazziniano, integrandoli con il pensiero del cattolicesimo sociale moderno. Da leader di un grande partito – la Democrazia cristiana – e per otto lunghi anni da Presidente del Consiglio, ha testimoniato un profondo spirito costituente. Ha favorito l’avvento della Repubblica, ha protetto i lavori dell’Assemblea costituente, ha ricostituito lo Stato. Sul piano internazionale è stato protagonista di processi federativi di straordinaria efficacia non solo per l’Italia.

 

Lo spirito costituente

Che cosa è lo spirito costituente? Non me ne vogliano i giuristi e i costituzionalisti, che in questa università abbondano per numero e per valore, se da storico delle idee oso proporne una definizione. Lo spirito costituente è la forma politica che adotta il futuro, non il passato, come proprio orizzonte, che opera nel rispetto della dignità umana e che sceglie la democrazia come regime politico.

Come insegna la dottrina, il potere costituente appartiene al popolo che in rare e talvolta drammatiche occasioni dà vita ad un nuovo ordine politico e giuridico. Esso si pone prima di ogni costituzione, come il lampo che precede il tuono. Potere costituente è tuttavia un concetto limite, più filosofico che giuridico. Lo spirito costituente invece è l’anima della politica che ricuce, che si fonda sul consenso morale dei cittadini, sul rispetto del diritto e sulla condivisione delle responsabilità. Lo spirito costituente supera la norma non quando la piega o la distrugge, ma esattamente quando ne riconosce la forza e guida il popolo a rispettarla. Tutto il Novecento può essere letto come il secolo in cui lo spirito costituente ha ripetutamente cercato di riparare il disordine imposto dai miti del potere.

Tra potere costituente e spirito costituente vi è una differenza sostanziale: quanto quel potere può essere violento tanto questo spirito rifugge la violenza e fa della pace la propria missione. Così almeno fu per De Gasperi, il quale cercava di far emergere lo spirito costituente che è insito in ogni persona orientata al bene, superando l’antica questione del conflitto tra «guelfi» e «ghibellini».

Risulta chiaro allora perché per De Gasperi – cito – «la Costituzione è la Rivoluzione»: rivoluzionaria nei confronti di chi la considera un manifesto e poco più; un muro invalicabile per chi invece sogna la rivoluzione. Così da rendere chiaro che nessuno avrebbe potuto usarla per scopi che non fossero democratici. Più in generale, la democrazia era la vera anti-rivoluzione. Nel dibattito sulla fiducia del suo primo governo repubblicano, dicembre 1945, aveva esplicitamente affermato che in lui dopo la fede religiosa veniva il sentimento per la democrazia. Riteneva che gli uomini dovessero essere persuasi e non costretti ad essere liberi. Per lui la democrazia era prima di tutto una pedagogia o, come disse, «una filosofia interiore». Aldo Moro nella commemorazione che tenne qui a Trento nel 1964 osservò che De Gasperi «era guidato da una incrollabile fiducia nel valore positivo di oneste collaborazioni politiche, anche partendo da posizioni molto lontane». Ricevendo il Premio Carlo Magno nel 1952 De Gasperi ricordò che «l’avvenire non si costruisce con il diritto della forza, ma con la pazienza del metodo democratico… nel rispetto delle libertà».

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