HomeAskanewsL’Onu: a Gaza la crisi economica più grave mai registrata al mondo

L’Onu: a Gaza la crisi economica più grave mai registrata al mondo

Roma, 25 set. (askanews) – “Il collasso dell’economia di Gaza rappresenta la crisi economica più grave mai registrata al mondo, che ha cancellato decenni di sviluppo”: è quanto ha affermato l’agenzia dell’Onu per il commercio e lo sviluppo (Unctad).

“Oggi il Pil pro capite a Gaza è pari a 58 centesimi a persona al giorno (ovvero l’83% in meno rispetto al livello, già molto basso, registrato nel 2022), mentre il livello dei prezzi è superiore del 274% rispetto a quello del 2022”, ha dichiarato alla stampa a Ginevra Pedro Manuel Moreno, segretario generale ad interim dell’Unctad, in occasione della pubblicazione di un rapporto dell’organizzazione.

L’offensiva israeliana, scatenata in risposta all’attacco di Hamas del 7 ottobre 2023, ha provocato lo sfollamento di quasi tutta la popolazione del territorio palestinese, danneggiato o distrutto la maggior parte degli edifici e causato oltre 73.000 morti, secondo il ministero della Sanità del territorio palestinese, i cui dati sono ritenuti attendibili dall’Onu. Nella Striscia di Gaza è in vigore un fragile cessate il fuoco, ma l’economia è al collasso.

Prima dell’ottobre 2023 “due abitanti di Gaza su tre vivevano in povertà. Oggi, l’intera popolazione di Gaza ne è colpita”, ha spiegato Mutasim Elagraa, responsabile del coordinamento dell’assistenza al popolo palestinese per l’Unctad, parlando di “una situazione già catastrofica che è notevolmente peggiorata”. “A Gaza, il settore abitativo ha subito i danni più ingenti, stimati in 19 miliardi di dollari per il 2025”; l’attività industriale e la produzione agricola sono crollate del 94%, con appena l’1,5% dei terreni coltivabili attualmente sfruttabili e accessibili, il che “comporta una totale dipendenza dagli aiuti alimentari umanitari”. Secondo il rapporto, che si basa in particolare sui dati della Banca mondiale e dell’Ufficio centrale palestinese di statistica, “il conflitto ha distrutto centinaia di migliaia di posti di lavoro”, causando una perdita complessiva di reddito da lavoro stimata in 2,8 miliardi di dollari dal 2023. Oggi “oltre il 90% della popolazione di Gaza in età lavorativa è disoccupata”, rileva l’organizzazione.

Le operazioni militari di Israele hanno distrutto il 92% delle attività economiche, precisa inoltre l’Unctad, ricordando che la cifra necessaria per la ripresa e la ricostruzione di Gaza, stimata in 71,5 miliardi di dollari “rischia di aumentare ulteriormente”.

Il rapporto descrive anche l’inasprimento dei vincoli che gravano sull’attività economica in Cisgiordania, dove l’organizzazione segnala “un accesso ridotto alle terre e alle risorse naturali legato all’espansione degli insediamenti”. Viene inoltre segnalato un aumento degli sfollamenti forzati.

Analogamente, le restrizioni alla circolazione di persone e merci si sono intensificate nel 2025, penalizzando l’attività economica nel territorio. “Occorreranno diversi anni per la Cisgiordania e ben più di un decennio per Gaza per recuperare il livello di Pil pro capite precedente alla crisi”, stima il rapporto.

L’Unctad sottolinea inoltre la crisi di bilancio che sta attraversando il governo palestinese e la situazione del settore bancario locale, minacciato dal “collasso”.

Secondo il rapporto, il grave deterioramento della situazione di bilancio è dovuto alla maggiore frequenza con cui Israele ha trattenuto quote delle entrate palestinesi, al calo delle entrate fiscali causato dalla contrazione del Pil e alla carenza di aiuti esteri. Per sostenere la popolazione e ricostruire le infrastrutture, il governo palestinese contrae ingenti prestiti presso le banche locali e attinge al fondo pensionistico palestinese, accumulando al contempo ritardi nei pagamenti ai fornitori privati, ha aggiunto.

Tuttavia, tali fornitori e le banche – già alle prese con il deterioramento della solvibilità dei singoli debitori – “non possono reggere questa situazione all’infinito”, esponendo i territori al rischio di “un collasso del sistema bancario” che, secondo il rapporto, “paralizzerebbe l’intera economia”.

L’Unctad precisa che, una volta ottenuto un “cessate il fuoco permanente”, la comunità internazionale dovrà mobilitare aiuti finanziari e tecnici “di ampia portata” per “invertire attivamente la dinamica di de-sviluppo in atto da decenni” in questi territori.