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domenica, 18 Gennaio, 2026
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L’Uruguay di Pepe Mujica, un’eccezione democratica

Dal Paese latinoamericano un modello politico e civile che interroga i democratici europei, tra riformismo concreto, sobrietà personale e centralità dei diritti in un tempo di grandi transizioni globali.

Un presidente fuori dagli schemi

In occasione della firma dell’accordo tra l’Unione Europea e i paesi del Mercosur, risulta interessante approfondire le dinamiche politiche che hanno caratterizzato questi ultimi nel corso dei decenni.

Uno degli esempi più significativi è l’Uruguay, che ha avuto come presidente una delle figure più iconiche a livello mondiale: José Alberto Mujica Cordano, noto come “Pepe” Mujica. Considerato il presidente più umile del mondo, Mujica ha attraversato la guerriglia, una durissima prigionia dalla quale è uscito perdonando i suoi carcerieri, fino ad assumere la guida del paese.

Dalla prigionia alla guida del Paese

Dopo tredici anni di detenzione, con il ritorno della democrazia nel 1985 fu liberato grazie a un’amnistia generale e fondò il Movimento di Partecipazione Popolare all’interno della coalizione di sinistra nota come Frente Amplio. Nel 2009 vinse le elezioni presidenziali e promosse riforme progressiste che hanno trasformato l’Uruguay in un vero e proprio laboratorio sociale.

Tra queste: la legalizzazione della marijuana (prima al mondo), la legalizzazione del matrimonio tra persone dello stesso sesso e la depenalizzazione dell’aborto.

Sobrietà personale e critica del consumismo

Mujica si distinse inoltre per il suo stile di vita austero, rifiutando di vivere nel palazzo presidenziale e continuando a risiedere nella sua fattoria, spostandosi con una Volkswagen Maggiolino del 1987. Donò il 90% del suo stipendio presidenziale a programmi di edilizia sociale, si oppose al consumismo sfrenato ed è celebre la sua frase:

«I poveri non sono quelli che hanno poco, ma quelli che desiderano troppo».

La sua filosofia non era ideologica, ma pragmaticamente orientata alla realtà: invece di reprimere i fenomeni sociali, scelse di regolarli e sottrarli alla criminalità, concentrandosi sulla protezione dei diritti individuali.

Riforme sociali e risultati concreti

Oltre alle riforme etiche già citate, Mujica promosse un aumento del 50% in termini reali del salario minimo e ridusse il tasso di povertà, che al suo insediamento era pari al 40%, facendolo crollare al 12%.

Estese inoltre la giornata lavorativa di otto ore ai lavoratori agricoli, precedentemente esclusi, sviluppò l’edilizia sociale per le famiglie indigenti tramite il Plan Juntos e promosse l’UTEC (Universidad Tecnológica del Uruguay) per favorire l’accesso all’istruzione anche ai giovani delle zone rurali.

Un’eccezione democratica nel continente

Queste politiche si sono tradotte in risultati economici significativi: crescita costante del PIL nel periodo 2010-2015 (+75%), disoccupazione scesa al minimo storico del 5,6%, rendendo l’Uruguay il paese più equo dell’America Latina secondo l’indice di Gini.

Ovviamente, tali riforme non sono state esenti da critiche da parte dei settori più conservatori, ma hanno caratterizzato il paese come un’eccezione democratica e liberale nel continente.

Un’eredità che resiste al cambio di governo

Ciò è dimostrato dal fatto che, nonostante il cambio di governo del 2020 e l’arrivo del centrodestra guidato da Luis Lacalle Pou, queste riforme sono rimaste pilastri strutturali della società uruguaiana. Il paese continua a vantare la classe media più numerosa dell’America Latina e i livelli di disuguaglianza più bassi.

La riforma meno nota, ma altrettanto importante, riguarda la transizione energetica: oggi l’Uruguay genera quasi il 98% della sua elettricità da fonti rinnovabili, come eolico e idroelettrico.

Persistono naturalmente alcune criticità, come la sicurezza urbana e il costo della vita – non a caso l’Uruguay è soprannominato la Svizzera del Sud – ma le riforme non sono state abolite dal governo successivo, poiché si sono consolidate come parte dell’identità nazionale di un paese attento ai diritti individuali.

Una lezione per l’Europa

Con i dovuti distinguo, e senza semplificare eccessivamente la complessità, sarebbe importante che la sinistra europea e quella italiana traessero ispirazione da un esempio come questo: una visione fondata su principi essenziali, capace di tradursi in politiche concrete, può trasformare un paese e rendere i cittadini protagonisti consapevoli del processo di cambiamento.