L’imprevedibilità come nuova regola
Se un tempo l’imprevedibilità della politica era una categoria presente ma pur sempre una eccezione, oggi la medesima categoria è diventata paradossalmente la regola. E questo vale non solo per la politica nazionale ma, soprattutto, per lo scenario mondiale ed internazionale.
Mi riferisco, come ovvio, all’ultima e destabilizzante “uscita” – non so adoperare un termine più appropriato – del Presidente degli Stati Uniti d’America. E cioè, gli Stati Uniti potrebbero “uscire definitivamente dalla Nato”. Ora, e a proposito dell’imprevedibilità, siamo ormai abituati quotidianamente alle dichiarazioni estemporanee e sempre più contraddittorie del Presidente americano. Ma se alcune di queste dichiarazioni attengono a valutazioni politiche e dettate dal solo tatticismo, mettere in discussione la Nato significa destabilizzare i rapporti di forza a livello internazionale. E, nello specifico, condizionare lo stesso destino di molti paesi. A cominciare, come ovvio e persino scontato, dei paesi europei. Oltrechè mettere in discussione il valore dell’Occidente nello scacchiere mondiale.
Un segnale che lascia il segno
Certo, anche questa dichiarazione può rientrare nella fisiologica e ormai quasi rituale inaffidabilità/irritualità del presidente americano. Ma, al di là di questa osservazione, è altrettanto indubbio che ci sono dichiarazioni che non possono non lasciare il segno. In questo caso un segno profondo e, appunto, destabilizzante. Perchè se la NATO dovesse essere messa in discussione con una presenza passiva e quasi inesistente dell’America, soprattutto in un contesto internazionale che contempla un forte riarmo e un potenziale conflitto mondiale per le note vicende che attengono a molte regioni in guerra, è abbastanza evidente arrivare alla conclusione che siamo alla vigilia di un nuovo ordine mondiale.
Il ruolo decisivo dell’Europa
Per queste ragioni adesso è richiesto un sussulto di dignità, di coraggio e di volontà politica da parte dell’Europa. Dell’intera Europa. Anche perchè, se gli interventi del Presidente americano sono sempre più variabili e volubili, è pur vero che se dovessero contenere anche solo un pizzico di verità si tratterebbe di mettere in discussione un caposaldo storico e strategico dell’Occidente libero, democratico e costituzionale. E se dovesse cadere, o anche solo essere sfregiato, un postulato storico della stessa identità europea nata dopo la seconda guerra mondiale, sarebbe veramente a rischio la sicurezza dell’Europa e, di conseguenza, del nostro paese.
La politica estera come perno
Ed è anche per queste ragioni che la politica estera, forse più di prima, da adesso in poi diventa il perno decisivo di qualsiasi progetto politico. Di partito e di schieramento. Non ci si può candidare alla guida di un paese come il nostro senza avere una forte convergenza, e soprattutto una chiara direzione di marcia, sulla strategia di politica estera. Una esigenza che quasi si impone perchè deve fare i conti, appunto, con quella imprevedibilità che nel passato era sostanzialmente governabile mentre adesso rischia veramente di fare esplodere l’intero assetto mondiale. Con ripercussioni a tutt’oggi impensabili e, purtroppo, misteriose perchè questa volta sono dettate da valutazioni radicalmente imprevedibili.
