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giovedì, 1 Gennaio, 2026
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Mattarella e il futuro che nasce dalla memoria

Nel messaggio di fine anno, il Presidente della Repubblica ha ripercorso gli ottant’anni della Repubblica per indicare una direzione al Paese, rivolgendosi soprattutto ai giovani: «Siate esigenti, coraggiosi, responsabili».

Nel suo messaggio di fine anno, Sergio Mattarella ha compiuto un’operazione tutt’altro che rituale: ha fatto leva sul passato non come rifugio nostalgico, ma come chiave per guardare al futuro. 

Il quadro del nostro tempo 

È stato un discorso rivolto all’intero Paese, ma ha individuato nelle nuove generazioni il suo destinatario privilegiato, chiamandole esplicitamente a non accontentarsi e a non rassegnarsi. «Siate esigenti», ha detto loro, affidando ai giovani una responsabilità che non è stata soltanto simbolica.

Il Presidente ha preso avvio dalla cronaca più drammatica del nostro tempo – la guerra, la distruzione, l’odio che nega la pace – per affermare che la pace non è stata presentata come un obiettivo astratto o esclusivamente diplomatico, ma come un modo di pensare, una mentalità che ha riguardato la vita quotidiana, il linguaggio pubblico, il rispetto reciproco. In questo quadro, ha richiamato il fondamento repubblicano dell’Italia, nata dal rifiuto della sopraffazione e dalla scelta del dialogo e della responsabilità condivisa.

Passato come energia civile 

L’album immaginario degli ottant’anni della Repubblica, che Mattarella ha sfogliato davanti agli italiani, non è stato un esercizio celebrativo. È diventato, piuttosto, un racconto pedagogico: dal voto delle donne all’Assemblea costituente, dalla Costituzione alla costruzione europea, dal lavoro allo Stato sociale, dalla cultura alla lotta contro il terrorismo e la mafia. Ogni passaggio ha mostrato come diritti e conquiste siano stati il frutto di partecipazione, sacrificio e coesione democratica, e non concessioni calate dall’alto.

In questa prospettiva, il passato è stato indicato come una riserva di energia civile. Non per ignorare le ombre – diseguaglianze, povertà, corruzione, infedeltà fiscale, reati ambientali – ma per ricordare che nessuna di queste fratture sia mai stata affrontata senza un impegno collettivo. La Repubblica, ha ribadito Mattarella, è stata e resta una costruzione comune: «la Repubblica siamo noi».

L’appello ai giovani

È stato qui che l’appello ai giovani ha assunto il suo significato più forte. Contro chi li ha descritti come disillusi o distaccati, il Presidente ha affidato loro un compito alto: scegliere il futuro, come hanno fatto le generazioni che ottant’anni fa hanno costruito l’Italia moderna. «Siate esigenti» è diventato così non uno slogan, ma un invito a pretendere qualità dalla politica, dalle istituzioni e da se stessi.

Nel passaggio d’anno, Mattarella ha consegnato al Paese – e soprattutto ai giovani – una bussola: la memoria come fondamento, la democrazia come forza, il futuro come scelta da costruire insieme.

Il testo integrale del messaggio di fine anno del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella è disponibile qui.