Roma, 19 gen. (askanews) – Siate “‘agenti della Costituzione”, attori nella difesa della legalità e della giustizia, presidio dei diritti di ogni persona”. E’ l’auspicio che Sergio Mattarella ha rivolto ai magistrati in tirocinio che ha ricevuto come ogni anno al Quirinale. A loro innanzitutto, ma non solo, ha ricordato quale compito li aspetti nell’iniziare questa impegnativa carriera.
Nel salone dei Corazzieri sono 354 i giovani magistrati accolti dal Presidente della Repubblica, insieme al vicepresidente del Csm, Fabio Pinelli, alla Presidente della Scuola Superiore della Magistratura, Silvana Sciarra, al ministro della Giustizia, Carlo Nordio, ai componenti del Consiglio Superiore della Magistratura, il direttivo della Scuola Superiore della Magistratura, il Primo Presidente della Corte Suprema di Cassazione, Pasquale D’Ascola, il Procuratore generale presso la Corte Suprema di Cassazione, Pietro Gaeta.
Mentre il dibattito pubblico è monopolizzato dal referendum sulla separazione delle carriere il Presidente della Repubblica si è limitato a ribadire i principi fondanti su cui si regge il sistema repubblicano ricordando in particolare quali siano i compiti della magistratura. In questi 80 anni di Repubblica, ha ricordato il capo dello Stato “la magistratura italiana ha contribuito all’attuazione dei principi costituzionali”. Una Costituzione, ha sottolineato il Presidente “che nata all’indomani dei devastanti conflitti mondiali e delle esperienze drammatiche delle dittature, si fonda sui principi della democrazia liberale basata sulla separazione tra i poteri”, con l’obiettivo di garantire i diritti di tutti.
“In tale quadro costituzionale, alla magistratura viene affidato un compito cruciale: applicare la legge e tutelare i diritti della persona. È un’attività complessa – ha ammonito Mattarella – che richiede maturità, profonda conoscenza delle fonti giuridiche e assoluta imparzialità nell’interpretazione”. Ma l’applicazione della legge non è un “mero automatismo” richiede anzi “ponderazione e valutazione” sia per il magistrato giudicante che per quello requirente, ha precisato.
Mattarella ha ribadito che la decisione giudiziaria “non è una verità assoluta ma è sottoposta a verifiche e controlli, come richiesto dalla Costituzione per qualunque attività istituzionale”, ha sottolineato l’importanza che la motivazione sia comprensibile per rispetto della centralità della persona e in base a quanto prescritto dall’art. 3 della Costituzione, giacché assicura la parità di trattamento. Di qui l’importanza del ruolo svolto dalla Corte di Cassazione per la sua funzione di orientamento e integrazione con le corti europee. Quindi ha posto l’accento sulla necessità di una opportuna preparazione: “la magistratura è selezionata sulla base di un concorso, peraltro particolarmente impegnativo, perché in tal modo si cerca di contribuire a garantire al meglio la professionalità necessaria ad assicurare l’autonomia e l’indipendenza dell’ordine giudiziario”. Due principi, autonomia e indipendenza che per Mattarella sono “indiscutibili” per garantire “che le decisioni siano adottate secondo diritto e non in base a ragioni esterne dovute a condizionamenti, pregiudizi, influenze o per il timore di ritorsioni o critiche”. Ecco perchè “per rendere effettiva tale indipendenza la Costituzione ha scelto il modello del governo autonomo della magistratura”.
Ai giovani magistrati Mattarella ha ricordato anche l’importanza della imparzialità del giudice, che va manifestata “in ogni contesto”. “Il rigore morale e l’alta professionalità costituiscono i due elementi che sorreggono la credibilità dell’Ordine giudiziario”, ha detto il Presidente. E infine un consiglio che vale per i magistrati ma non soltanto per loro: “il rifiuto di ogni forma di presunzione, attitudini che inducono alle doti preziose dell’umiltà e alla prudenza nel giudizio. Doti che, in ogni ambito e in ogni tempo, è sempre stato più facile elogiare che praticare”.
