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Meloni ‘chiede’ il voto alle Camere sui sistemi di difesa ai paesi del Golfo. E va al Colle

Roma, 4 mar. (askanews) – Una giornata cominciata con un nuovo vertice a palazzo Chigi con intelligence e ministri, e finita al Quirinale per confrontarsi con il presidente della Repubblica. Di mezzo, anche un incontro con il ministro degli Esteri degli Emirati Arabi Uniti. Il fronte che si è aperto con l’attacco di Usa e Israele all’Iran, che sta incendiando il Medio Oriente e che bussa con sempre più insistenza alle porte dell’Europa, preoccupa ogni giorno di più Meloni. Quelli che stiamo affrontando sono “giorni difficili”, dice aprendo il suo intervento a un evento della Banca d’Italia dedicato all’Africa.

Anche per questo la premier ha deciso di chiedere il voto del Parlamento. Domani il ministro degli Esteri Antonio Tajani e quello della Difesa, Guido Crosetto (anche lui ricevuto in serata al Colle, ma in un momento separato da quello della premier) riferiranno prima alla Camera e poi al Senato “sull’evoluzione della situazione internazionale e sulla richiesta di aiuti da parte dei paesi del Golfo”. La scelta è stata precisamente quella di usare il meccanismo delle ‘comunicazioni’ che per regolamento comporta la presentazione di risoluzioni e dunque anche di votazioni. E’ stata proprio Giorgia Meloni, durante il vertice a palazzo Chigi, a indicare questo percorso. L’obiettivo è infatti quello di dare una “cornice parlamentare” alle decisioni che nelle prossime ore l’Italia sarà chiamata a prendere. Sul tavolo c’è già la richiesta da parte proprio dei Paesi dell’area del Golfo, a cui peraltro la presidente del Consiglio ha dedicato grande attenzione nella sua attività diplomatica, di poter usufruire di sostegni difensivi: si parla in particolare di sistemi anti-drone e dei Samp T. In mattinata il sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega ai servizi, Alfredo Mantovano, ha spiegato che “al momento” non c’è stata una richiesta” da parte di Usa e Nato “di poter utilizzare le basi militari italiane”. Ma la situazione è in continua evoluzione e in serata il ministro degli Esteri ha sentito il segretario di Stato, Marco Rubio.

Per l’invio di strumenti di difesa nei Paesi del Golfo non dovrebbe essere utilizzato lo strumento del decreto. La scelta di far votare una risoluzione, si spiega, è stata fatta anche con l’intenzione di fornire al governo un preciso “atto d’indirizzo” che potrebbe essere sufficiente dal punto di vista legislativo dal momento che tali interventi potrebbero già rientrare, attraverso un “atto informativo” al Copasir, nel provvedimento che proroga le missioni italiane in quell’area. Il testo della risoluzione, che sarà presentato domani dalla maggioranza e che è in via di definizione tra palazzo Chigi e ministero della Difesa, dovrebbe fare comunque generici riferimenti alle forniture che potrebbero essere date e la speranza è che vi possano convergere anche le opposizioni. Ma l’idea è anche quella di non aprire un nuovo fronte interno, come già accaduto sull’Ucraina. Matteo Salvini, che in mattinata ha partecipato al vertice da remoto, durante un comizio a Latina pone un interrogativo che la dice lunga: “La domanda che mi faccio come Italia e come Europa è quanti fronti aperti possiamo tenere contemporanemente senza che saltino i bilanci di famiglie e aziende”.

C’è poi un’altra preoccupazione che si sta facendo largo nella maggioranza ed è quella che l’altissima attenzione (e preoccupazione) che questo nuovo conflitto sta generando nell’opinione pubblica finisca per abbassare completamente l’interesse nei confronti del referendum. Nel centrodestra calcolano che più bassa sarà l’affluenza meno chance avrà di vincere il sì. Insomma, si cominciano a mettere le mani avanti rispetto a quella che potrebbe essere la prima vera sconfitta. Anche in quest’ottica non è stata ancora sciolta la riserva sulla presenza di Giorgia Meloni all’evento organizzato da Fdi a Milano per il 12 marzo.