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Meloni: niente per ricucire con Trump. Presidente Usa solo in video a G7

Nicosia, 24 apr. (askanews) – Ci sono le sfide tutte in salita in Europa, ma anche le spine nella politica internazionale che ormai hanno principalmente un nome e un cognome: Donald Trump.

In questa congiuntura, con il conflitto in Medio Oriente e la crisi energetica che batte cassa, il passaggio si fa stretto per Giorgia Meloni. E così a Nicosia, per il secondo giorno del Consiglio informale europeo sotto la presidenza cipriota – ironia della sorte – può capitare anche di trovarsi accanto l’alleato che non ti aspetti, il premier spagnolo (socialista) Pedro Sanchez. E’ lui, arrivando al Filoxena centre per il summit che, di prima mattina, mette sul piatto ricette che si avvicinano a quelle italiane: tasse sugli extraprofitti, proroga del Recovery e flessibilità sulle regole fiscali. Ed è sempre lui che Giorgia Meloni si trova a difendere, insieme a tutta la Nato, dalle intemerate del numero uno della Casa Bianca. L’idea che la Spagna possa essere sospesa dall’Alleanza, come emerge da una mail del Pentagono pubblicata da Reuters, per la presidente del Consiglio, sarebbe “non positiva” perché “dobbiamo lavorare per rafforzare la colonna europea della Nato” che “chiaramente deve essere complementare a quella americana”.

Lo stato dei rapporti con l’altro lato dell’Atlantico Meloni lo mette agli atti rispondendo a una precisa domanda su eventuali tentativi di ricucire. Spiega che i legami con gli Stati Uniti “sono solidi” e che però non ha sentito Trump e, soprattutto, che “non c’è niente di particolare che io stia facendo in questo momento” per attenuare il gelo dello ultime settimane. La premier prende anche le distanze dall’idea, accarezzata dal presidente americano, di invitare Vladimir Putin al G20 che a dicembre si terrà a Miami. “Io – afferma – penso che questo sia il momento in cui siamo noi a chiedere a Putin di fare qualche passo avanti, e non noi a farlo nei suoi confronti”. Così come rinnova l’idea di non rinunciare (ne ha parlato proprio a Cipro con il presidente Aoun) a una presenza internazionale al confine del Libano con Israele quando sarà scaduto il mandato di Unifil, anche se bisognerà cercare la “cornice legale” con gli altri partner, Francia in testa, se verrà a mancare l’ombrello dell’Onu.

Insomma, Trump non c’è ma c’è. Paradossalmente, il contrario di quello che con ogni probabilità accadrà in occasione del G7 francese di giugno. L’inquilino della Casa Bianca, è la notizia che circola tra le delegazioni presenti a Cipro, avrebbe deciso di limitarsi a un videocollegamento con il summit che sarà ospitato nella cittadina di Evian. E pensare che a gennaio Macron aveva deciso di posticipare di un giorno il summit, facendolo partire il 15 invece che il 14, perché il vertice non si sovrapponesse con i festeggiamenti per l’ottantesimo compleanno del presidente americano. A luglio poi ci sarà il summit della Nato ad Ankara, quello in cui Trump si dovrebbe presentare, sempre che non cambi idea, per riscuotere le promesse di aumento delle spese militari degli alleati, Italia compresa.

Meloni continua a dire che quello resta un obiettivo del governo e, tuttavia, in questo momento nella gerarchia delle priorità è passato in secondo piano rispetto alla necessità di affrontare le conseguenze della crisi energetica. E’ stato proprio questo uno dei temi centrali della riunione di Cipro che, in quanto informale, non era chiamata a prendere delle decisioni. Di certo, Meloni ci è arrivata con delle proposte, come quella di maggiore flessibilità fiscale per gli interventi in questo settore, che non rientra tra gli interessi della Germania, più attratta dall’ipotesi avanzata della Commissione di allargare le maglie degli aiuti di Stato, compatibili con la loro economia ma non con quella italiana. Proprio con Friedrich Merz, Meloni ha avuto uno scambio di vedute ieri, a conclusione della prima giornata di lavori. Sulla sospensione del Patto di Stabilità, ammette la premier, la posizione tedesca sulla materia è nota ma “c’è sicuramente la volontà di venirsi incontro”. Anche per la presidente della commissione, Ursula von der Leyen, al momento non sussistono le condizioni ma la situazione viene monitorata. La premier, però, sulle misure per affrontare la crisi energetica assicura di non essere “sola”: “C’è un dibattito, ci sono anche Paesi che non sono d’accordo, ma sicuramente ho trovato consapevolezza della situazione, che è una situazione seria, che dobbiamo sapere affrontare”, sostiene.