“Non condivido e non condanno”. Risuonerà a lungo la frase con cui Giorgia Meloni ha commentato l’offensiva israelo-americana in Iran e rivelato il suo evidente imbarazzo geopolitico fino a delineare una svolta nella sua postura internazionale. Un tempo era fin troppo sicura di sé, ora invece appare titubante, incerta, perfino ambigua.
Quella frase tradisce una difficoltà profonda. La premier paga il conto di un eccessivo allineamento rispetto alla Casa Bianca trumpiana e sceglie di districarsene con uno di quei pronunciamenti che finiscono per svelare un vero e proprio annebbiamento strategico. Non a caso, i commenti del giorno dopo e lo stesso dibattito parlamentare hanno interpretato le parole di Meloni come la prova più evidente di una confusione dalla quale non si sa bene – lei per prima – come uscire.
Frase infelice, dunque. Non c’è dubbio. Eppure, a suo modo, anche indicativa. Il fatto è che in un contesto geopolitico così aggrovigliato e confuso dovremo abituarci a mettere da parte le troppo facili certezze e le stentoree parole d’ordine. Ci toccherà inevitabilmente il compito di barcamenarci, non perché la nostra vocazione possa essere quella dell’ambiguità, ma perché il mondo è diventato esso stesso un groviglio inestricabile.
Quel groviglio ci chiede di essere lineari, per quanto possibile, ma ci consiglia anche di non essere mai troppo sicuri delle nostre stesse affermazioni. Svelando il suo imbarazzo, Meloni ha svelato anche la difficoltà che ci attanaglia un po’ tutti.
